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Articolo per pazienti Pubblicato: 14/03/2025 Lettura: ~2 min

I biomarcatori cardiaci nei pronto soccorso: tra necessità e rischi di sovradiagnosi

Fonte
McCarthy CP et al. JAMA Intern Med. 2025;185(3):343-346. doi:10.1001/jamainternmed.2024.7554.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Martina Chiriacò Aggiornato il 31/01/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 907 Sezione: 7

Introduzione

I biomarcatori cardiaci sono esami importanti per riconoscere problemi seri al cuore, come la sindrome coronarica acuta. Tuttavia, un uso eccessivo o non mirato di questi test nei pronto soccorso può portare a diagnosi sbagliate e a ricoveri inutili. Qui spieghiamo i risultati di uno studio che ha analizzato come vengono usati questi test e cosa significa per i pazienti.

Che cosa sono i biomarcatori cardiaci

I biomarcatori cardiaci sono sostanze nel sangue che indicano se il cuore è danneggiato. Tra questi, la troponina e la CK MB sono i più usati per identificare la sindrome coronarica acuta, una condizione che può causare infarto.

Come vengono usati i test nei pronto soccorso

Uno studio ha esaminato quasi 100.000 visite in pronto soccorso negli Stati Uniti tra il 2014 e il 2022, rappresentando oltre 700 milioni di accessi. Ecco cosa è emerso:

  • Il 7% delle visite ha incluso test per troponina o CK MB, senza cambiamenti significativi nel tempo.
  • Un elettrocardiogramma, un esame che registra l’attività elettrica del cuore, è stato fatto nel 27% dei casi.
  • Tra chi ha fatto l’elettrocardiogramma, il 22% ha anche eseguito i test per i biomarcatori cardiaci.

Chi viene sottoposto a test

Solo un terzo delle persone testate aveva dolore al petto, il sintomo tipico di problemi cardiaci. Gli altri avevano sintomi simili o nessun sintomo tipico. In dettaglio:

  • Il 34,7% dei pazienti testati aveva dolore toracico.
  • Il 39,3% aveva sintomi simili al dolore toracico.
  • Il 26% non mostrava alcun segno di problema cardiaco.

Tra chi aveva dolore al petto, solo un quarto è stato sottoposto a test per i biomarcatori cardiaci.

I risultati e le implicazioni

L’incidenza di sindrome coronarica acuta tra i pazienti testati è stata bassa, intorno al 2,8%. Questa percentuale era più alta (5,6%) tra chi aveva dolore toracico e molto più bassa tra chi aveva sintomi simili (1,1%) o nessun sintomo (1,5%).

Alcuni fattori aumentavano la probabilità di fare il test anche in assenza di sintomi tipici, come:

  • Pressione bassa (ipotensione).
  • Essere di razza asiatica rispetto a bianca.
  • Avere una storia di malattia cerebrovascolare.

Lo studio suggerisce che circa due terzi dei test sono fatti su persone senza dolore toracico, dove la probabilità di avere una sindrome coronarica acuta è molto bassa. In questi casi, i rischi di test inutili possono superare i benefici.

Al contrario, il 75% delle persone con dolore al petto non ha ricevuto questi test, il che fa pensare che l’uso dei test non sia sempre ben selezionato.

In conclusione

I biomarcatori cardiaci sono strumenti preziosi per riconoscere problemi seri al cuore, ma devono essere usati in modo mirato. Un uso eccessivo o poco selettivo può portare a diagnosi errate e trattamenti inutili. È importante sviluppare strategie più precise per decidere quando e a chi fare questi test nei pronto soccorso, per garantire la migliore assistenza possibile.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Martina Chiriacò

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