CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 12/09/2016 Lettura: ~2 min

Effetti della digossina nei pazienti con insufficienza cardiaca e ridotta frazione di eiezione

Fonte
Congresso ESC 2016, Roma. Studio coordinato da G. Savarese del Karolinska Institute e G. Rosano della St George's University.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo riassume uno studio importante che ha analizzato l'uso della digossina, un farmaco usato in alcune forme di insufficienza cardiaca. I risultati aiutano a capire meglio i rischi e i benefici di questo trattamento in diversi gruppi di pazienti.

Che cosa è stato studiato

Ricercatori di Svezia e Regno Unito hanno esaminato l'effetto della digossina su pazienti con insufficienza cardiaca, una condizione in cui il cuore non pompa il sangue in modo efficiente. Hanno analizzato due gruppi di pazienti:

  • Con frazione di eiezione ridotta (HFREF), cioè con una capacità di pompaggio del cuore inferiore al normale.
  • Con frazione di eiezione preservata (HFPEF), cioè con una capacità di pompaggio normale o quasi normale.

Inoltre, hanno considerato se i pazienti avevano o meno fibrillazione atriale (FA), un tipo di ritmo cardiaco irregolare.

Risultati principali

Nei pazienti con frazione di eiezione ridotta (HFREF)

  • Chi assumeva digossina aveva un rischio di morte aumentato dell'8% rispetto a chi non la assumeva.
  • Il rischio di essere ricoverati per insufficienza cardiaca era invece ridotto del 10%.
  • In generale, combinando i due risultati, c'era una lieve riduzione del 5% nel rischio complessivo di morte o ricovero.
  • Tra i pazienti in ritmo sinusale normale (cioè senza fibrillazione atriale), la digossina era legata a un aumento del 25% del rischio di morte e non riduceva il rischio di ricovero, portando a un aumento del 12% nel rischio complessivo.
  • Nei pazienti con fibrillazione atriale, invece, la digossina non aumentava il rischio di morte, ma riduceva il rischio di ricovero del 12% e il rischio complessivo del 7%.

Nei pazienti con frazione di eiezione preservata (HFPEF)

  • La digossina non ha mostrato effetti sul rischio di morte o di ricovero in generale.
  • Nei pazienti con fibrillazione atriale, i risultati erano simili, senza aumenti di rischio.
  • Nei pazienti in ritmo sinusale normale, invece, la digossina era associata a un aumento del 32% del rischio di ricovero, senza influire sulla mortalità.

In conclusione

La digossina può aumentare il rischio di morte nei pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione ridotta che hanno un ritmo cardiaco normale. Al contrario, nei pazienti con fibrillazione atriale, la digossina sembra ridurre il rischio di ricovero per insufficienza cardiaca senza aumentare il rischio di morte. Nei pazienti con frazione di eiezione preservata, la digossina non modifica il rischio di morte, ma può aumentare il rischio di ricovero in chi ha un ritmo cardiaco normale.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA