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Articolo per pazienti Pubblicato: 26/09/2016 Lettura: ~3 min

Lo studio DANISH e l'uso del defibrillatore nei pazienti con scompenso cardiaco non ischemico

Fonte
Dati presentati al Congresso ESC 2016, commentati da Lars Køber e Frank Ruschitzka.

Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1166 Sezione: 2

Introduzione

Lo studio DANISH ha esaminato l'efficacia dell'impianto di defibrillatori automatici (ICD) in pazienti con scompenso cardiaco non causato da problemi alle arterie del cuore. I risultati sollevano nuovi dubbi sulle attuali raccomandazioni per l'uso di questi dispositivi in questi pazienti. In questa sintesi spieghiamo i principali risultati e cosa significano per chi convive con questa condizione.

Che cos'è lo studio DANISH

Lo studio DANISH è una ricerca condotta in Danimarca che ha coinvolto circa 1100 pazienti con scompenso cardiaco non ischemico, cioè non causato da ostruzioni nelle arterie del cuore. Questi pazienti avevano una funzione del cuore ridotta (frazione di eiezione del ventricolo sinistro ≤35%) e sintomi nonostante una terapia medica ottimale.

Cosa è stato confrontato nello studio

  • Un gruppo ha ricevuto solo la terapia farmacologica consigliata dalle linee guida internazionali.
  • L'altro gruppo ha ricevuto la stessa terapia farmacologica più l'impianto di un defibrillatore automatico (ICD), spesso combinato con un pacemaker per la terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT).

Risultati principali

  • La mortalità totale dopo circa 5 anni è stata simile nei due gruppi: 21.6% con ICD e 23.4% senza ICD, senza differenze significative.
  • La morte improvvisa di origine cardiaca si è ridotta della metà nei pazienti con ICD (4.3% contro 8.2%).
  • La mortalità per cause cardiovascolari non è risultata significativamente diversa tra i gruppi.
  • I pazienti più giovani (sotto i 68 anni) sembrano trarre maggior beneficio dall'uso dell'ICD in termini di riduzione della mortalità totale.

Considerazioni sui rischi

  • Il rischio di infezioni legate al dispositivo era simile tra i gruppi, considerando che molti pazienti anche nel gruppo di controllo avevano un pacemaker CRT.
  • Nei pazienti con solo ICD (senza CRT) il rischio di infezione era più alto rispetto ai controlli.
  • Circa il 6% dei pazienti con ICD ha avuto episodi di shock inappropriati, cioè scariche elettriche non necessarie, che possono rappresentare un rischio aggiuntivo.

Cosa dicono le linee guida attuali

  • Le linee guida americane raccomandano l'uso dell'ICD in prevenzione primaria per tutti i pazienti con scompenso cardiaco sintomatico, indipendentemente dalla causa.
  • Le linee guida europee sono più specifiche e indicano l'uso dell'ICD con un livello di raccomandazione leggermente inferiore per i pazienti con scompenso non ischemico.

Commenti degli esperti

Gli esperti sottolineano che i pazienti dello studio DANISH sono stati trattati con terapie mediche più moderne e complete rispetto al passato, il che potrebbe spiegare la differenza nei risultati rispetto a studi precedenti. Inoltre, l'età e la presenza di altre malattie dovrebbero essere valutate attentamente prima di decidere l'impianto di un ICD.

In conclusione

Lo studio DANISH mostra che l'impianto di defibrillatori automatici può ridurre la morte improvvisa nei pazienti con scompenso cardiaco non ischemico, ma non sempre migliora la sopravvivenza complessiva. I benefici sembrano maggiori nei pazienti più giovani. La decisione di utilizzare questi dispositivi deve considerare l'età, le altre condizioni di salute e il rischio specifico di ogni persona.

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