Che cos'è lo scompenso cardiaco e le sue forme
Lo scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore non riesce a pompare il sangue in modo efficace. Le nuove linee guida distinguono tre tipi principali di scompenso, basandosi sulla capacità del cuore di contrarsi, misurata dalla "frazione di eiezione":
- Scompenso con funzione sistolica depressa: la capacità di contrazione è inferiore al 40%.
- Scompenso "mid-range": la funzione è tra il 40 e il 49%, con segni di alterazioni cardiache e valori elevati di sostanze chiamate peptidi natriuretici.
- Scompenso con funzione sistolica preservata: la funzione è pari o superiore al 50%, ma ci sono comunque segni di alterazioni strutturali o di funzionamento del cuore.
Per aiutare nella diagnosi, sono stati definiti valori specifici per i peptidi natriuretici nel sangue, che sono indicatori importanti dello scompenso.
Come si tratta lo scompenso cardiaco
Il trattamento mira a prevenire o ritardare la comparsa dello scompenso e a ridurre il rischio di morte. Oltre a modificare lo stile di vita e curare le malattie che possono causare lo scompenso (come l'ipertensione, il diabete o problemi cardiaci), i farmaci giocano un ruolo chiave.
Farmaci consolidati
- ACE inibitori: sono efficaci anche nelle persone che non hanno ancora sintomi ma che mostrano una disfunzione del cuore.
- Beta bloccanti: sono raccomandati soprattutto in chi ha avuto un infarto e aiutano a migliorare la funzione cardiaca.
Nuovi farmaci
- Valsartan/sacubitril: un'associazione che aiuta a mantenere attivi i peptidi benefici per il cuore, migliorando gli esiti rispetto a farmaci più vecchi.
- Ivabradina: utile in pazienti con frequenza cardiaca elevata nonostante l'uso di beta bloccanti, riduce il rischio di ospedalizzazione e morte.
- Acidi grassi omega-3 (n-3 PUFA): hanno un effetto modesto ma positivo.
Il ruolo centrale dei beta bloccanti
Le nuove linee guida sottolineano che i beta bloccanti rimangono fondamentali e che il loro uso insieme agli ACE inibitori è consigliato fin dall'inizio della diagnosi, senza dover aspettare di aumentare la dose di ACE inibitori prima di iniziare i beta bloccanti.
Questi due tipi di farmaci agiscono in modo complementare e possono essere usati insieme per ottenere i migliori risultati.
Tra i beta bloccanti, quelli con evidenze scientifiche solide per lo scompenso sono: bisoprololo, carvedilolo, metoprololo succinato e nebivololo (quest'ultimo con qualche limitazione).
Beta bloccanti e fibrillazione atriale
La fibrillazione atriale è un tipo di aritmia (battito irregolare del cuore). Nei pazienti con questa condizione e scompenso, i beta bloccanti non hanno mostrato un beneficio chiaro in termini di riduzione della morte o delle ospedalizzazioni, ma non aumentano nemmeno i rischi.
Per questo, le linee guida consigliano comunque di considerare i beta bloccanti come una strategia efficace per controllare la frequenza cardiaca in questi pazienti.
Altri usi dei beta bloccanti
I beta bloccanti sono anche indicati per prevenire la morte improvvisa in pazienti con aritmie ventricolari, per controllare l'angina stabile (dolore al petto) e per trattare l'ipertensione.
In conclusione
Le nuove linee guida europee confermano l'importanza dei beta bloccanti nel trattamento dello scompenso cardiaco. Nonostante l'arrivo di nuovi farmaci, i beta bloccanti rimangono un pilastro della terapia, da usare insieme agli ACE inibitori fin dall'inizio. Questi trattamenti combinati aiutano a migliorare la qualità di vita e a ridurre i rischi associati allo scompenso cardiaco.