Che cosa significa ipertensione negli anziani
L’ipertensione arteriosa è un aumento della pressione del sangue nelle arterie ed è un importante fattore di rischio per problemi al cuore e ai vasi sanguigni. Negli anziani, la gestione di questa condizione è particolarmente delicata perché l’età porta con sé altri problemi di salute e una maggiore fragilità.
Quando e come trattare l’ipertensione negli anziani
Decidere se iniziare una terapia per abbassare la pressione, quanto intensamente farlo e quali obiettivi raggiungere, dipende da diversi fattori:
- Età: si distingue tra anziani tra 60 e 70 anni e "grandi anziani" sopra gli 80 anni.
- Condizioni di salute: presenza di altre malattie, fragilità, capacità di autonomia e stato cognitivo.
Ad esempio, uno studio chiamato HYVET ha mostrato che trattare la pressione negli ultraottantenni può ridurre eventi gravi e mortalità, ma ha coinvolto persone in buone condizioni fisiche e cognitive, quindi non tutti gli anziani sono uguali.
Il ruolo della fragilità e delle condizioni cognitive
La fragilità, cioè una condizione di salute più debole e vulnerabile, influenza molto il rapporto tra pressione e salute. In persone con difficoltà a camminare o con problemi cognitivi, valori di pressione più alti possono essere associati a meno rischi di morte rispetto a valori troppo bassi.
Inoltre, un controllo troppo intenso della pressione può causare problemi come svenimenti, cadute, e peggioramento della funzione renale, soprattutto nei "grandi anziani" fragili.
Le raccomandazioni attuali
Le linee guida europee suggeriscono di iniziare la terapia farmacologica negli ultraottantenni solo se la pressione sistolica (la pressione massima) è superiore a 160 mmHg, con l’obiettivo di portarla tra 140 e 150 mmHg.
Negli anziani non fragili e in buone condizioni, si può iniziare il trattamento per valori sopra 140 mmHg, cercando di ridurla sotto questo valore se la terapia è ben tollerata.
Lo studio SPRINT e le sue implicazioni
Lo studio SPRINT ha mostrato che un trattamento più intenso, con pressione sistolica ridotta a 120 mmHg o meno, può ridurre eventi cardiovascolari e mortalità anche negli anziani sopra i 75 anni.
Tuttavia, questo studio ha escluso persone con problemi cognitivi, diabetici, o con altre malattie gravi, quindi i risultati non si applicano a tutti gli anziani.
Inoltre, il trattamento intensivo può aumentare il rischio di effetti collaterali come svenimenti e problemi renali.
Importanza della modalità di misurazione della pressione
Nel studio SPRINT la pressione è stata misurata in modo particolare: tre volte di seguito, con un minuto di pausa, usando un apparecchio automatico in un ambiente tranquillo senza la presenza del medico, per evitare l’effetto "camice bianco" (quando la pressione sale perché si è in ambulatorio).
Questa modalità tende a dare valori più bassi rispetto alla misurazione casuale in ambulatorio, quindi è importante usare lo stesso metodo per applicare correttamente i risultati nella pratica.
In conclusione
La gestione dell’ipertensione negli anziani deve essere personalizzata, tenendo conto dell’età, della fragilità, delle altre malattie e delle condizioni cognitive. Mentre le linee guida raccomandano obiettivi meno aggressivi per i "grandi anziani", lo studio SPRINT suggerisce che un controllo più intenso può essere utile in alcuni casi selezionati. Tuttavia, è fondamentale valutare attentamente i rischi e i benefici, e misurare la pressione in modo corretto per evitare trattamenti eccessivi e potenzialmente dannosi.