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Articolo per pazienti Pubblicato: 08/04/2025 Lettura: ~2 min

L’uso abituale della protezione embolica cerebrale non riduce il rischio di ictus dopo TAVI

Fonte
Studio presentato all'ACC Congress 2025 e pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo Aggiornato il 31/01/2026

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Categoria: 907 Sezione: 7

Introduzione

Un recente studio ha valutato se un dispositivo di protezione per il cervello possa ridurre il rischio di ictus dopo un intervento chiamato TAVI, usato per trattare problemi della valvola aortica. I risultati mostrano che, con gli strumenti attuali, questa protezione non diminuisce significativamente il rischio di ictus. Questo è un risultato importante per capire come migliorare la sicurezza di questa procedura.

Che cos’è la TAVI e la protezione embolica cerebrale

La TAVI (impianto valvolare aortico transcatetere) è una procedura che permette di sostituire la valvola aortica del cuore senza aprire il torace. Viene spesso usata in persone anziane con stenosi aortica, cioè un restringimento della valvola che può causare problemi al cuore.

Durante la TAVI, piccoli frammenti possono staccarsi e viaggiare verso il cervello, causando un ictus. Per questo motivo, esistono dispositivi chiamati protezione embolica cerebrale (CEP) che cercano di bloccare questi frammenti e proteggere il cervello.

Lo studio BHF PROTECT-TAVI

Tra il 2020 e il 2024, è stato condotto uno studio su 7.635 pazienti in 33 centri del Regno Unito. I pazienti avevano un’età media di 81 anni e soffrivano di stenosi aortica.

  • 3.815 pazienti hanno ricevuto la TAVI con il dispositivo di protezione cerebrale SENTINEL.
  • 3.280 pazienti hanno ricevuto la TAVI senza questo dispositivo.

Risultati principali

I ricercatori hanno confrontato i due gruppi per vedere se il dispositivo CEP riduceva il rischio di ictus entro 72 ore dall’intervento o dalla dimissione.

  • Nel gruppo con protezione cerebrale, l’ictus si è verificato nel 2,1% dei casi.
  • Nel gruppo senza protezione, l’ictus si è verificato nel 2,2% dei casi.

Non ci sono state differenze significative nemmeno in altri aspetti, come:

  • mortalità per qualsiasi causa (0,8% contro 0,7%)
  • ictus invalidante (1,2% contro 1,4%)
  • gravità dell’ictus
  • funzioni cognitive dopo l’intervento
  • complicazioni legate al punto di accesso per la procedura (8,1% contro 7,7%)
  • eventi avversi gravi (0,6% contro 0,3%)

Decisioni e prospettive future

Poiché non si sono osservati benefici chiari, lo studio è stato interrotto prima del previsto. Questo significa che, con i dispositivi attualmente disponibili, non è utile usare la protezione cerebrale in modo sistematico durante la TAVI.

Tuttavia, gli autori sottolineano che in futuro potrebbero esserci nuove tecnologie o strategie più mirate per i pazienti a rischio elevato che potrebbero migliorare la situazione.

In conclusione

Lo studio ha dimostrato che l’uso abituale di un dispositivo di protezione per il cervello durante la TAVI non riduce il rischio di ictus o altre complicazioni gravi. Questi risultati aiutano a capire meglio come gestire la sicurezza della procedura e indicano la necessità di ulteriori ricerche per trovare soluzioni più efficaci.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo

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