Che cos’è l’ipertensione e perché è importante negli anziani
L’ipertensione arteriosa significa avere la pressione del sangue più alta del normale. È un fattore di rischio importante per malattie del cuore e dei vasi sanguigni. Negli anziani, il rischio di problemi cardiovascolari aumenta con l’età, ma anche con il tempo di esposizione ad altri fattori di rischio.
La sfida del trattamento negli anziani
Decidere come e quando trattare l’ipertensione negli anziani è complesso. Bisogna considerare:
- l’età
- la presenza di altre malattie (comorbilità)
- la fragilità fisica e mentale
Gli anziani possono essere divisi in due gruppi principali:
- 60-70 anni
- ultraottantenni (oltre 80 anni), spesso più fragili e con più problemi di salute
Risultati importanti da studi precedenti
Lo studio HYVET ha mostrato che trattare gli ultraottantenni con farmaci per abbassare la pressione può ridurre eventi gravi e mortalità. Tuttavia, questo studio ha incluso soprattutto persone tra 80 e 84 anni in buone condizioni fisiche e mentali, escludendo quelle più fragili o con problemi come l’ipotensione ortostatica (caduta della pressione quando ci si alza in piedi).
Fragilità e pressione sanguigna
La fragilità influenza molto il rapporto tra pressione e salute. Ad esempio:
- Negli anziani con difficoltà a camminare o con problemi cognitivi, una pressione troppo bassa può essere dannosa.
- In persone molto fragili, un controllo troppo intenso della pressione può aumentare il rischio di cadute, svenimenti e peggiorare la funzione renale.
- È stato osservato un aumento dei ricoveri per fratture di femore poco dopo l’inizio della terapia in anziani molto fragili.
Linee guida attuali per il trattamento
Le linee guida europee consigliano:
- Nei ultraottantenni, iniziare la terapia se la pressione sistolica (la più alta) è >160 mmHg, con un obiettivo tra 140 e 150 mmHg.
- Negli anziani non fragili, con buona salute fisica e mentale, trattare se la pressione è >140 mmHg, puntando a valori <140 mmHg se la terapia è ben tollerata.
- Riduzioni più intense della pressione sono ancora oggetto di discussione, soprattutto negli anziani fragili.
Nuove evidenze dallo studio SPRINT
Lo studio SPRINT ha mostrato che, in pazienti con più di 75 anni e ad alto rischio cardiovascolare, un trattamento più intenso per abbassare la pressione sistolica a ≤120 mmHg ha ridotto eventi cardiovascolari e mortalità rispetto a un trattamento meno intenso (obiettivo <140 mmHg).
Questi risultati sono stati osservati anche in pazienti più fragili, ma lo studio ha escluso persone con:
- decadimento cognitivo
- istituzionalizzazione
- diabete
- pregressi ictus
- scompenso cardiaco in fase acuta
Inoltre, il trattamento intensivo ha aumentato alcuni effetti collaterali come svenimenti, episodi di pressione bassa, problemi ai reni e squilibri di sali nel sangue.
Importanza della modalità di misurazione della pressione
Nel studio SPRINT, la pressione è stata misurata in modo molto preciso:
- tre misurazioni consecutive a un minuto di distanza
- con un apparecchio automatico
- in un ambiente tranquillo senza la presenza del medico
Questo metodo riduce l’effetto “camice bianco” (aumento della pressione per la presenza del medico) e porta a valori più bassi di circa 10 mmHg rispetto alla misurazione casuale in ambulatorio.
Per applicare in modo sicuro questi obiettivi nella pratica, sarebbe utile usare lo stesso metodo di misurazione o considerare la pressione misurata a casa, anche se al momento non ci sono indicazioni ufficiali in questo senso.
In conclusione
Il trattamento dell’ipertensione negli anziani deve essere personalizzato, considerando età, fragilità, altre malattie e modalità di misurazione della pressione. Studi recenti indicano che un controllo più intenso può essere utile in alcuni anziani, ma non in tutti, soprattutto nei più fragili. La scelta del trattamento deve sempre bilanciare benefici e rischi, con attenzione alle condizioni individuali.