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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/04/2017 Lettura: ~2 min

Aggiunta della funzione di defibrillatore alla stimolazione biventricolare in base al tipo di cardiomiopatia

Fonte
Sérgio Barra - J Am Coll Cardiol 2017;69:1669-1678 - DOI: 10.1016/j.jacc.2017.01.042.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Gemma Salerno Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo parla di uno studio che ha valutato se aggiungere la funzione di defibrillatore a una terapia specifica per il cuore, chiamata stimolazione biventricolare, possa aiutare pazienti con due tipi diversi di problemi cardiaci. L'obiettivo è capire chi può trarre più beneficio da questa combinazione di trattamenti.

Che cosa è stato studiato

La cardiomiopatia dilatativa è una malattia del cuore che può essere di due tipi principali:

  • Ischemica (CMPDI): causata da problemi di circolazione del sangue al cuore.
  • Non ischemica (CMPDnI): dovuta ad altre cause diverse dai problemi di circolazione.

Questa malattia può portare a un rischio di aritmie ventricolari, cioè battiti cardiaci irregolari che partono dai ventricoli, le camere principali del cuore.

La terapia di resincronizzazione cardiaca (TRC) è un trattamento che aiuta il cuore a battere in modo più coordinato, migliorando la sua funzione.

Come è stato condotto lo studio

Un gruppo di ricercatori europei ha osservato 5.307 pazienti con cardiomiopatia dilatativa, sia ischemica che non ischemica. Tutti avevano indicazione a ricevere la stimolazione biventricolare e non avevano avuto aritmie gravi in passato.

I pazienti sono stati divisi in due gruppi:

  • 4.307 persone hanno ricevuto la stimolazione biventricolare con la funzione di defibrillatore, un dispositivo che può correggere le aritmie pericolose.
  • 1.270 persone hanno ricevuto solo la stimolazione biventricolare senza defibrillatore.

Il periodo di osservazione è durato in media circa 3 anni e mezzo.

Risultati principali

  • Nei pazienti con cardiomiopatia ischemica (CMPDI), chi aveva il defibrillatore ha mostrato una sopravvivenza migliore rispetto a chi aveva solo la stimolazione biventricolare.
  • Nei pazienti con cardiomiopatia non ischemica (CMPDnI), non è stata trovata una differenza significativa tra chi aveva il defibrillatore e chi no.
  • La differenza nella mortalità era soprattutto legata alla morte cardiaca improvvisa, che era più frequente nei pazienti con cardiomiopatia ischemica senza defibrillatore.

Cosa significa questo

Secondo gli autori, per i pazienti con insufficienza cardiaca che devono ricevere la stimolazione biventricolare, l'aggiunta della funzione di defibrillatore sembra essere utile soprattutto per chi ha la cardiomiopatia ischemica. Per chi ha la forma non ischemica, invece, questa aggiunta potrebbe non portare benefici evidenti.

In conclusione

Lo studio suggerisce che la scelta di aggiungere o meno la funzione di defibrillatore alla stimolazione biventricolare dovrebbe considerare il tipo di cardiomiopatia. In particolare, i pazienti con cardiomiopatia ischemica possono trarre vantaggio da questa combinazione, mentre per quelli con cardiomiopatia non ischemica il beneficio non è chiaro.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Gemma Salerno

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