Che cosa ha studiato la ricerca
Lo studio ha coinvolto quasi 180.000 persone in Inghilterra e Galles che avevano avuto un infarto acuto del cuore tra il 2007 e il 2013. Tutti questi pazienti non avevano scompenso cardiaco (cioè il cuore non era indebolito) né problemi nel funzionamento della parte sinistra del cuore chiamata ventricolo sinistro.
Chi ha preso i beta-bloccanti
- Tra i pazienti con un tipo di infarto chiamato con sopraslivellamento del tratto ST, il 96,4% assumeva beta-bloccanti.
- Tra quelli con infarto senza questo segno, il 93,2% assumeva beta-bloccanti.
Risultati principali
Durante il periodo di osservazione, che complessivamente ha coperto più di 163.000 anni-persona (una misura che considera il numero di persone e il tempo di osservazione), sono morti 9.373 pazienti, cioè il 5,2%.
Inizialmente, sembrava che chi prendeva beta-bloccanti avesse un rischio di morte a un anno più basso (4,9%) rispetto a chi non li prendeva (11,2%).
Tuttavia, dopo aver considerato altri fattori che possono influenzare la sopravvivenza, questa differenza non è risultata significativa. Questo significa che l'uso dei beta-bloccanti non ha mostrato un beneficio chiaro nel ridurre il rischio di morte entro un anno dopo l'infarto in questi pazienti.
Dettagli per i diversi tipi di infarto
- Nei pazienti con infarto con sopraslivellamento del tratto ST, non è stata trovata una riduzione significativa della mortalità con i beta-bloccanti.
- Lo stesso vale per i pazienti con infarto senza questo segno.
In conclusione
In persone che hanno avuto un infarto ma non presentano insufficienza cardiaca o problemi al ventricolo sinistro, l'uso dei beta-bloccanti non sembra ridurre il rischio di morte entro un anno. Questi dati aiutano a comprendere meglio quando è utile utilizzare questi farmaci dopo un infarto.