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Articolo per pazienti Pubblicato: 25/09/2017 Lettura: ~2 min

PER MOLTI MA NON PER TUTTI

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Discussione e dati presentati al congresso Heart Failure 2017, Parigi, aprile-maggio 2017, inclusi gli studi DANISH, REVIVED, STICH e STICHES.

Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1189 Sezione: 2

Introduzione

Durante un importante congresso internazionale sul cuore, si è discusso del ruolo di alcuni dispositivi e trattamenti per chi soffre di insufficienza cardiaca. L'obiettivo è capire chi può davvero beneficiare di queste cure e chi invece potrebbe evitarle, per migliorare la qualità della vita e usare al meglio le risorse mediche.

Che cosa è stato discusso

Al congresso Heart Failure 2017, tenutosi a Parigi, si è parlato di due aspetti importanti per chi ha problemi al cuore:

  • I defibrillatori impiantabili (ICD), dispositivi che aiutano a prevenire aritmie pericolose nei pazienti con insufficienza cardiaca.
  • La rivascolarizzazione miocardica, cioè procedure per migliorare il flusso di sangue al muscolo del cuore, come la chirurgia o l'angioplastica (PCI).

Il ruolo degli ICD nei pazienti con insufficienza cardiaca non ischemica

Si è discusso se gli ICD siano utili in tutti i pazienti con insufficienza cardiaca non causata da problemi alle arterie coronarie (non ischemica). Uno studio chiamato DANISH ha mostrato che gli ICD aiutano soprattutto i pazienti più giovani (sotto i 68 anni) mentre per gli anziani il beneficio non è chiaro.

Il presidente della sessione, Frank Ruschitzka, ha sottolineato che l'uso degli ICD deve essere personalizzato: è importante capire chi può trarne vantaggio per evitare procedure inutili e costose.

La rivascolarizzazione nei pazienti con insufficienza cardiaca ischemica

Un altro dibattito ha riguardato la chirurgia per migliorare il flusso di sangue al cuore nei pazienti con insufficienza cardiaca causata da problemi alle arterie (ischemica).

Lo studio STICH e la sua estensione STICHES hanno mostrato che, a lungo termine, la chirurgia può migliorare la sopravvivenza di questi pazienti. Tuttavia, non tutti gli esperti concordano su quando e per chi sia indicata questa procedura.

Secondo alcuni, le linee guida europee non riflettono ancora completamente questi dati recenti e sottolineano che la decisione deve essere individuale, valutando rischi e benefici.

Alternative alla chirurgia: l'angioplastica (PCI)

Un'altra procedura, meno invasiva della chirurgia, è l'angioplastica (PCI), che può migliorare il flusso di sangue al cuore senza i rischi di un intervento chirurgico. Alcuni esperti ritengono che questa opzione sia importante da considerare, specialmente per i pazienti con funzione cardiaca molto ridotta.

In conclusione

La discussione ha evidenziato che:

  • Gli ICD non sono adatti a tutti i pazienti con insufficienza cardiaca non ischemica, soprattutto in base all'età.
  • La chirurgia per migliorare il flusso sanguigno al cuore può essere utile a lungo termine per alcuni pazienti con insufficienza cardiaca ischemica, ma la scelta deve essere personalizzata.
  • L'angioplastica può rappresentare un'alternativa meno rischiosa alla chirurgia in alcuni casi.

In definitiva, la scelta delle terapie deve sempre essere fatta considerando le caratteristiche specifiche di ogni persona, per offrire il miglior trattamento possibile.

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