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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/05/2025 Lettura: ~2 min

Cuore sì, ma non a scapito del cervello: confronto tra accesso transettale e transaortico nell’ablazione ventricolare

Fonte
Marcus GM et al. Circulation. 2024. doi: 10.1161/CIRCULATIONAHA.124.071352.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione Aggiornato il 31/01/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 907 Sezione: 7

Introduzione

L’ablazione transcatetere è una procedura sempre più usata per trattare le aritmie ventricolari, cioè alterazioni del ritmo cardiaco che partono dai ventricoli. Tuttavia, questa procedura può causare piccoli danni al cervello, spesso senza sintomi evidenti. Uno studio recente ha confrontato due modi diversi di eseguire l’ablazione per capire quale sia più sicuro per il cervello, mantenendo la stessa efficacia nel trattamento del cuore.

Che cos’è l’ablazione ventricolare e perché è importante

L’ablazione transcatetere è una tecnica che usa un sottile tubicino, chiamato catetere, per eliminare le aree del cuore che causano aritmie. Nel caso delle aritmie ventricolari, l’intervento riguarda i ventricoli, le camere inferiori del cuore.

I due approcci a confronto

Per raggiungere il ventricolo sinistro, si possono usare due vie:

  • Accesso transaortico (retrogrado aortico): il catetere passa attraverso l’aorta, il grande vaso che esce dal cuore.
  • Accesso transettale: il catetere attraversa una parete interna del cuore chiamata setto interatriale per arrivare al ventricolo.

Lo studio TRAVERSE ha confrontato questi due metodi per vedere quale riduce meglio il rischio di danni cerebrali causati da piccole embolie, cioè minuscoli frammenti che possono bloccare i vasi sanguigni del cervello.

Risultati principali dello studio

  • Su 131 pazienti trattati per aritmie ventricolari sinistre, 62 hanno ricevuto l’accesso transaortico e 69 quello transettale.
  • Le lesioni cerebrali silenti, cioè danni al cervello visibili solo con la risonanza magnetica (MRI) senza sintomi evidenti, sono state trovate nel 45% dei pazienti con accesso transaortico e nel 28% di quelli con accesso transettale.
  • Questo significa che l’accesso transettale ha ridotto quasi della metà il rischio di questi danni cerebrali.
  • Non ci sono state differenze significative tra i due gruppi per quanto riguarda le complicanze cliniche o l’efficacia della procedura nel trattamento delle aritmie.
  • A sei mesi, un numero maggiore di pazienti con accesso transaortico mostrava segni di possibile peggioramento della memoria o altre funzioni cognitive rispetto a quelli con accesso transettale, anche se questo dato è stato influenzato dalla perdita di alcuni pazienti nel tempo.

Cosa significa per i pazienti

Questi risultati indicano che l’accesso transettale è un metodo sicuro ed efficace per l’ablazione delle aritmie ventricolari e può aiutare a proteggere il cervello da piccoli danni causati dalla procedura.

Questo può rappresentare un cambiamento importante non solo per la cardiologia, ma anche per altre procedure che richiedono di raggiungere il ventricolo sinistro del cuore.

In conclusione

L’ablazione transcatetere delle aritmie ventricolari può causare lesioni cerebrali silenti. Lo studio TRAVERSE ha dimostrato che l’accesso transettale riduce significativamente questo rischio rispetto all’accesso transaortico, mantenendo la stessa sicurezza ed efficacia. Questo approccio potrebbe quindi migliorare la protezione del cervello durante queste procedure cardiache.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione

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