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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/09/2017 Lettura: ~3 min

Effetti della vitamina D nei pazienti con scompenso cardiaco: risultati dello studio EVITA

Fonte
Zitterman A et al. Eur Heart J. 2017 Aug 1;38(29):2279-2286. doi: 10.1093/eurheartj/ehx235.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La vitamina D è importante per la salute, ma il suo ruolo nei pazienti con scompenso cardiaco non è del tutto chiaro. Uno studio ha valutato se assumere vitamina D possa aiutare queste persone a vivere più a lungo e migliorare la loro condizione. Ecco cosa è emerso dalla ricerca.

Che cosa significa avere scompenso cardiaco e livelli bassi di vitamina D

Lo scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore fatica a pompare il sangue in modo efficace. In queste persone, è comune trovare livelli bassi di vitamina D nel sangue, cioè meno di 75 nmol/L (una misura usata per valutare la quantità di vitamina D). Alcuni studi avevano suggerito che livelli molto bassi di vitamina D possono essere collegati a un rischio maggiore di mortalità.

Lo studio EVITA: cosa è stato fatto

Lo studio EVITA ha coinvolto 400 pazienti con scompenso cardiaco moderato o grave (classe NYHA II o superiore) e livelli di vitamina D sotto 75 nmol/L. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi in modo casuale:

  • un gruppo ha ricevuto vitamina D per bocca, 4000 unità al giorno, per 3 anni;
  • l'altro gruppo ha ricevuto un placebo, cioè una sostanza senza principio attivo.

L'obiettivo principale era verificare se la vitamina D riduceva il rischio di morte per qualsiasi causa. Sono stati anche osservati altri eventi, come ricoveri in ospedale, necessità di interventi medici importanti, e la comparsa di livelli troppo alti di calcio nel sangue (ipercalcemia).

I risultati principali

  • All'inizio dello studio, il livello medio di vitamina D era inferiore a 40 nmol/L in tutti i pazienti.
  • Nel gruppo placebo, i livelli di vitamina D sono rimasti bassi durante tutto il periodo.
  • Nel gruppo che ha assunto vitamina D, i livelli sono aumentati fino a circa 100 nmol/L e si sono mantenuti stabili.
  • Non c'è stata differenza significativa nella mortalità tra i due gruppi (circa il 19.6% nel gruppo vitamina D e il 17.9% nel gruppo placebo).
  • Il gruppo che ha preso vitamina D ha avuto un rischio maggiore di dover impiantare dispositivi meccanici per aiutare il cuore a pompare il sangue (15.4% contro 9.0%). Questo rischio era più alto in chi aveva livelli di vitamina D iniziali superiori a 30 nmol/L.
  • Altri eventi, come ricoveri o ipercalcemia, sono stati simili nei due gruppi.

Cosa significa tutto questo

La supplementazione con vitamina D a dosi di 4000 unità al giorno nei pazienti con scompenso cardiaco avanzato non ha migliorato la sopravvivenza. Inoltre, è stata associata a un aumento del rischio di dover utilizzare dispositivi meccanici per supportare il cuore, soprattutto in chi aveva già livelli di vitamina D non troppo bassi all'inizio.

Questi risultati indicano che bisogna essere cauti nel somministrare vitamina D a dosi medio-alte per lungo tempo in persone con scompenso cardiaco.

In conclusione

Lo studio EVITA ha mostrato che, nei pazienti con scompenso cardiaco e livelli bassi di vitamina D, assumere vitamina D non riduce il rischio di morte. Anzi, può aumentare la probabilità di dover ricorrere a dispositivi medici per aiutare il cuore. Perciò, è importante valutare con attenzione l'uso della vitamina D in queste situazioni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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