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Articolo per pazienti Pubblicato: 17/10/2017 Lettura: ~2 min

Frequenza cardiaca e risultati clinici nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione d’eiezione preservata

Fonte
Lam PH, et al. J Am Coll Cardiol. 2017;70:1861-1871.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Ilaria Cavallari Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega come la frequenza del battito cardiaco possa influenzare la salute di persone ricoverate per scompenso cardiaco, in particolare quando la funzione del cuore è conservata. Le informazioni sono basate su uno studio che ha osservato pazienti durante e dopo il ricovero, per capire quali frequenze cardiache siano legate a risultati migliori.

Che cosa significa frazione d’eiezione conservata

La frazione d’eiezione è una misura della capacità del cuore di pompare il sangue. Quando si dice che è "conservata", significa che questa capacità è normale o quasi normale, cioè il cuore funziona bene nel suo movimento di spinta del sangue.

La frequenza cardiaca e il suo ruolo

La frequenza cardiaca è il numero di battiti del cuore al minuto. In alcuni tipi di insufficienza cardiaca, una frequenza più bassa è stata collegata a risultati migliori, come una maggiore sopravvivenza.

Lo studio sui pazienti con frazione d’eiezione conservata

Lo studio ha esaminato 8.873 pazienti ricoverati per scompenso cardiaco con frazione d’eiezione conservata (cioè con una buona funzione di pompaggio del cuore). Di questi, 6.286 avevano una frequenza cardiaca stabile durante il ricovero, cioè la loro frequenza non è cambiata molto tra l’ingresso e la dimissione (meno di 20 battiti al minuto di differenza).

Tra questi pazienti, il 38% aveva una frequenza cardiaca inferiore a 70 battiti al minuto al momento della dimissione dall’ospedale. Questi pazienti sono stati confrontati con altri pazienti che avevano una frequenza cardiaca pari o superiore a 70 battiti al minuto.

Risultati principali

  • Durante un periodo di osservazione di circa 3 anni, il 65% dei pazienti con frequenza cardiaca inferiore a 70 battiti al minuto è deceduto per qualsiasi causa.
  • Nel gruppo con frequenza cardiaca di 70 battiti al minuto o più, la mortalità è stata del 70%.
  • Una frequenza cardiaca inferiore a 70 battiti al minuto è stata associata a un rischio ridotto del 10% di dover tornare in ospedale per scompenso o di morire.

In conclusione

Nei pazienti con scompenso cardiaco e funzione del cuore conservata, una frequenza cardiaca più bassa al momento della dimissione dall’ospedale è collegata a risultati migliori nel tempo, come una minore mortalità e meno ricoveri. Questo suggerisce che la frequenza cardiaca è un aspetto importante da considerare nella gestione di questi pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Ilaria Cavallari

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