Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 6662 persone con pressione alta e un rischio elevato di problemi al cuore. Tutti avevano una buona funzione renale all'inizio, misurata con un parametro chiamato filtrato glomerulare stimato (eGFR), che indicava almeno 60 mL/min/1.73 m2.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi:
- Controllo intensivo: obiettivo di pressione sistolica inferiore a 120 mmHg.
- Controllo standard: obiettivo di pressione sistolica inferiore a 140 mmHg.
La pressione e la funzione renale sono state controllate ogni 3 mesi per 3 anni.
Risultati principali
Durante il periodo di osservazione, la funzione renale (eGFR) è diminuita un po' di più nel gruppo con controllo intensivo:
- A 6 mesi, la differenza media era di circa 3,3 mL/min/1,73 m2 in meno rispetto al gruppo standard.
- A 18 mesi, questa differenza è arrivata a circa 4,5 mL/min/1,73 m2 e poi si è stabilizzata.
Inoltre, dopo 3 anni, la malattia renale cronica (definita come una riduzione significativa della funzione renale) è comparsa nel:
- 3,7% dei pazienti con controllo intensivo.
- 1,0% dei pazienti con controllo standard.
Questo significa che il rischio di sviluppare problemi renali era più alto nel gruppo con pressione più bassa.
Benefici cardiovascolari e sulla mortalità
Nonostante il rischio renale aumentato, il gruppo con controllo intensivo ha avuto meno eventi gravi al cuore e meno morti per qualsiasi causa:
- 4,9% ha avuto eventi o è morto nel gruppo intensivo.
- 7,1% nel gruppo standard.
Quindi, abbassare la pressione in modo più deciso ha portato a un beneficio importante per il cuore e la sopravvivenza.
In conclusione
Un controllo molto stretto della pressione sistolica può aumentare il rischio di problemi ai reni, ma allo stesso tempo riduce la possibilità di eventi cardiovascolari gravi e la mortalità. Questo equilibrio va considerato con attenzione e seguito dal medico.