Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori negli Stati Uniti ha analizzato quasi 40.000 pazienti ricoverati per scompenso cardiaco tra il 2005 e il 2009. Hanno diviso i pazienti in tre gruppi in base alla frazione di eiezione, cioè la capacità del cuore di pompare il sangue:
- HFpEF: frazione di eiezione conservata (più del 50%)
- HFbEF: frazione di eiezione borderline (tra 41% e 49%)
- HFrEF: frazione di eiezione ridotta (40% o meno)
La frazione di eiezione è un parametro importante per capire quanto bene il cuore funziona, ma lo studio ha voluto vedere se la prognosi cambia a seconda di questo valore.
Cosa hanno scoperto
- La sopravvivenza media dopo il ricovero è stata di circa 2 anni.
- Dopo 5 anni, la mortalità era simile in tutti e tre i gruppi, cioè la percentuale di persone decedute era circa il 75% in ogni categoria.
- Il rischio di morte e di nuovo ricovero ospedaliero era simile tra i gruppi.
- I pazienti con frazione di eiezione ridotta (HFrEF) avevano un rischio più alto di essere ricoverati di nuovo per problemi cardiovascolari o per scompenso cardiaco rispetto agli altri due gruppi.
- Rispetto alla popolazione generale degli Stati Uniti, i pazienti con scompenso cardiaco avevano una sopravvivenza molto più bassa, indipendentemente dal tipo di frazione di eiezione.
Cosa significa tutto questo
Questi risultati mostrano che chi viene ricoverato per scompenso cardiaco ha una prognosi sfavorevole a lungo termine, a prescindere dal funzionamento del cuore misurato con la frazione di eiezione. Il rischio di morte e di nuovi ricoveri è alto e simile tra i diversi tipi di scompenso cardiaco.
In conclusione
I pazienti ospedalizzati per scompenso cardiaco hanno un rischio elevato di mortalità e di nuovi ricoveri entro 5 anni, indipendentemente dal grado di funzionamento del cuore. Questo evidenzia l'importanza di una gestione attenta e continua di questa condizione.