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Articolo per pazienti Pubblicato: 14/02/2018 Lettura: ~2 min

Le nuove Linee Guida Americane sull’ipertensione arteriosa: cosa cambia e cosa sapere

Fonte
Whelton PK, et al. J Am Coll Cardiol. 2017 (in corso di stampa). James PA, et al. JAMA. 2014 ;311(5):507-20. Mancia G, el al. J Hypertens. 2013;31:1281–1357. Lewington S, et al. Lancet. 2002;360:1903-13. ONTARGET Investigators, N Engl J Med. 2008; 358:1547-59. SPRINT Research Group, N Engl J Med. 2015; 373: 2103-16. Thomopoulos C, et al. J Hypertens. 2017;35: 922-44. Filipovský J, et al. Blood Pressure 2016; 25: 228-34. Drawz PE et al. Hypertension. 2017; 69: 42-50. Tocci G et al. J Hum Hypertens. 2017; 31: 258-262.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Lorenzo Ghiadoni Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1103 Sezione: 32

Introduzione

Le recenti Linee Guida americane hanno modificato i limiti per definire l’ipertensione arteriosa e gli obiettivi di pressione da raggiungere con la terapia. Questi cambiamenti si basano su studi importanti che mostrano come valori più bassi di pressione possano ridurre il rischio di problemi cardiaci. È importante capire cosa significano queste novità per la gestione della pressione alta nella vita quotidiana.

Che cosa sono le nuove Linee Guida Americane sull’ipertensione?

Le Linee Guida pubblicate dall’American College of Cardiology e dall’American Heart Association hanno abbassato i valori considerati normali e quelli che definiscono l’ipertensione di primo e secondo grado. Questo significa che più persone potrebbero essere considerate ipertese rispetto a prima.

Perché sono stati cambiati i limiti della pressione arteriosa?

Questi nuovi limiti si basano su studi che hanno mostrato una relazione continua tra la pressione arteriosa e il rischio di malattie cardiache e ictus, anche per valori di pressione più bassi di quelli precedenti. In particolare, lo studio chiamato SPRINT ha dimostrato che abbassare la pressione sistolica (la pressione quando il cuore batte) sotto i 120 mmHg riduce significativamente eventi come infarto, ictus, insufficienza cardiaca e mortalità.

Chi è stato coinvolto nello studio SPRINT?

  • Pazienti con almeno 50 anni di età.
  • Pressione sistolica tra 130 e 180 mmHg.
  • Alto rischio di problemi cardiovascolari.
  • Non includeva persone con diabete o chi aveva avuto un ictus.

Cosa ha mostrato lo studio SPRINT?

Lo studio ha confrontato un trattamento intensivo, con obiettivo di pressione sistolica sotto 120 mmHg, con un trattamento standard, con obiettivo sotto 140 mmHg. I risultati principali sono stati:

  • Riduzione del 25% degli eventi cardiovascolari gravi.
  • Riduzione del 42% dei casi di insufficienza cardiaca.
  • Riduzione del 27% della mortalità totale.

Come sono state misurate la pressione e quali sono le implicazioni?

Nel SPRINT la pressione era misurata in modo automatico e senza la presenza del medico o infermiere, cosa che può dare valori più bassi rispetto alla misurazione tradizionale fatta in ambulatorio. Questo significa che i valori ottenuti nello studio potrebbero essere più bassi di quelli che si misurano normalmente, e quindi le linee guida raccomandano un obiettivo di pressione sistolica inferiore a 130 mmHg, leggermente più alto rispetto allo studio.

Quali sono le raccomandazioni principali delle nuove Linee Guida?

  • Iniziare la terapia farmacologica solo se la pressione è alta (ipertensione di grado 1) e c’è una malattia cardiovascolare o un rischio cardiovascolare a 10 anni di almeno il 10%.
  • Obiettivo generale di pressione inferiore a 130/80 mmHg.
  • Per pazienti ad alto rischio, come quelli con malattie cardiache, l’obiettivo può essere ancora più basso (<120 mmHg).

Quali sono le possibili difficoltà nell’applicare queste nuove raccomandazioni?

  • Già oggi molti pazienti non raggiungono i limiti di pressione consigliati, quindi sarà più difficile con i nuovi valori più bassi.
  • Il target di 130/80 mmHg è stato esteso anche ai pazienti con diabete, che non erano inclusi nello studio SPRINT e per i quali alcuni studi suggeriscono limiti meno rigidi.
  • Una riduzione troppo aggressiva della pressione può aumentare il rischio di effetti collaterali, soprattutto per i reni.

In conclusione

Le nuove Linee Guida americane propongono limiti di pressione più bassi per definire e trattare l’ipertensione, basandosi su studi che mostrano benefici nel ridurre la pressione a livelli più bassi. Tuttavia, l’applicazione pratica di questi obiettivi richiede attenzione, perché le misurazioni e le condizioni dei pazienti possono variare. È importante seguire le indicazioni del medico e considerare ogni caso individualmente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Lorenzo Ghiadoni

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