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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/05/2025 Lettura: ~4 min

Il ruolo della genetica nella diagnosi e gestione della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva

Fonte
Deaglio S, Corso Faini A. Quale è il ruolo della genetica nella diagnosi e nella gestione clinica della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva? Università di Torino, 2024.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Silvia Deaglio - Angelo Corso Faini Aggiornato il 31/01/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1310 Sezione: 85

Introduzione

La cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva è una malattia del cuore che può essere influenzata da fattori genetici. Comprendere il ruolo della genetica aiuta a fare una diagnosi più precisa e a gestire meglio la cura dei pazienti e dei loro familiari. Questo testo spiega in modo chiaro come i test genetici vengono utilizzati e quali sono le sfide e le prospettive future in questo campo.

Che cos'è la cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva (CMIO)

La cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva è una forma di cardiomiopatia ipertrofica in cui si verifica un'ostruzione al flusso del sangue che esce dal ventricolo sinistro del cuore. Circa il 30% delle persone con questa malattia ha una causa genetica identificabile, percentuale che sale al 60% se c'è una storia familiare della malattia.

Il ruolo dei geni e dei test genetici

Il test genetico è molto importante perché:

  • conferma la diagnosi clinica;
  • aiuta a identificare i familiari a rischio, evitando controlli inutili in chi non ha la variante genetica;
  • permette di pianificare la procreazione in modo informato.

Le cause genetiche più comuni riguardano mutazioni in geni che producono proteine del sarcomero, la parte del muscolo cardiaco che permette la contrazione. I geni più coinvolti sono MYBPC3 e MYH7, seguiti da altri come TNNI3, TNNT2, TPM1, MYL2, MYL3 e ACTC1.

Se non si trovano mutazioni in questi geni, si possono eseguire test più ampi o analisi più approfondite del DNA per scoprire varianti difficili da identificare.

In circa l'1-2% dei casi, la causa è in geni diversi dai sarcomerici, come quelli associati a malattie specifiche (ad esempio la malattia di Fabry o l'amiloidosi da transtiretina). Distinguere tra forme sarcomeriche e non è importante per scegliere la migliore cura e prevedere l'andamento della malattia.

Inoltre, avere una variante genetica nel sarcomero è legato a una comparsa più precoce della malattia e a un rischio maggiore di complicazioni.

Il background genetico e la complessità

Alcune persone possono avere più mutazioni contemporaneamente, che aumentano il rischio di problemi gravi come insufficienza cardiaca, trapianto, ictus o morte improvvisa. Questi pazienti sono spesso giovani e presentano danni più estesi al cuore.

Inoltre, la presenza di varianti in geni del sarcomero insieme a mutazioni in geni dei canali del calcio può portare a disturbi del ritmo cardiaco e a un rischio più alto di ostruzione del ventricolo sinistro.

Non tutti i casi di cardiomiopatia ipertrofica sono ereditari: fino al 40% dei pazienti non mostra mutazioni genetiche o storia familiare, spesso si tratta di uomini anziani con ipertensione e un tipo diverso di ipertrofia cardiaca, che tende ad avere un decorso più favorevole.

In questi casi, si studiano altri fattori genetici e ambientali per capire meglio la malattia e migliorare la sorveglianza.

Quando fare il test genetico

Le linee guida internazionali consigliano di eseguire il test genetico inizialmente sul paziente con sintomi chiari. Se si trova una variante patologica, si testano poi i familiari per identificare chi è a rischio e chi no.

Se si trovano varianti di significato incerto, il test ai familiari si fa solo se ci sono altri casi in famiglia, perché altrimenti i risultati potrebbero non essere utili.

Non è indicato fare il test genetico ai familiari di un paziente risultato negativo al test.

In caso di morte improvvisa con sospetto di questa malattia, l'analisi genetica post-mortem può aiutare a valutare il rischio per la famiglia.

Inoltre, per le famiglie con varianti genetiche note, esistono opzioni prenatali per evitare la trasmissione della malattia.

Sfide ancora aperte

  • Accesso alla consulenza genetica: oggi è limitato a pochi centri specializzati, ma si sta lavorando per renderlo più disponibile e meno costoso.
  • Interpretazione delle varianti genetiche: è complessa e richiede aggiornamenti continui per migliorare la diagnosi.
  • Gestione dei casi sospetti senza diagnosi genetica chiara: serve un monitoraggio attento e approfondito.
  • Correlazione tra gene e sintomi: è importante capire come una variante influisce sulla gravità della malattia, per questo servono studi su grandi numeri.
  • Gestione dei portatori senza sintomi: persone con varianti genetiche ma senza segni evidenti devono essere seguite regolarmente, perché la malattia può svilupparsi in giovane età.

Nuove prospettive per la terapia

Il trattamento attuale mira a ridurre i sintomi e prevenire la morte improvvisa con farmaci, interventi chirurgici e dispositivi impiantabili.

Una nuova terapia promettente è Mavacamten, che agisce riducendo l'eccessiva contrazione del muscolo cardiaco.

Sono in studio anche terapie geniche che potrebbero correggere le mutazioni alla base della malattia, con l'obiettivo di modificare profondamente il decorso della patologia. Tuttavia, queste cure sono ancora in fase di ricerca e non sono ancora disponibili per l'uso clinico.

In conclusione

La genetica gioca un ruolo fondamentale nella diagnosi e nella gestione della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. I test genetici aiutano a confermare la diagnosi, identificare i familiari a rischio e guidare le scelte terapeutiche. Nonostante le sfide ancora aperte, le nuove tecnologie e terapie offrono speranze importanti per migliorare la vita delle persone affette da questa malattia.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Silvia Deaglio - Angelo Corso Faini

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