Che cosa è stato studiato
È stata fatta una metanalisi, cioè uno studio che riunisce i risultati di molte ricerche precedenti, su circa 18.000 pazienti con insufficienza cardiaca e una funzione del cuore chiamata frazione di eiezione del ventricolo sinistro pari o superiore al 40%. Questa frazione indica quanto sangue il cuore riesce a pompare ad ogni battito.
Obiettivi dello studio
Lo scopo principale era vedere se i farmaci potevano ridurre la mortalità per tutte le cause, cioè il numero di persone che muoiono per qualsiasi motivo. Altri obiettivi secondari includevano:
- La mortalità dovuta a problemi cardiaci.
- Il numero di ricoveri in ospedale per insufficienza cardiaca.
- La capacità di fare esercizio, misurata con test semplici come camminare per 6 minuti o la durata dell'attività fisica.
- La qualità della vita.
- I livelli di alcune sostanze nel sangue (biomarker) che indicano lo stato del cuore, come il peptide natriuretico di tipo B (nt proBNP).
Risultati principali
Tra i vari farmaci testati, solo i beta-bloccanti hanno mostrato un beneficio significativo, riducendo il rischio di morte per tutte le cause rispetto a un trattamento fittizio (placebo). Questo significa che chi assume beta-bloccanti ha meno probabilità di morire.
Altre classi di farmaci, come gli ACE-inibitori, gli antialdosteronici e gli antagonisti dei recettori mineralcorticoidi, non hanno mostrato miglioramenti significativi rispetto al placebo.
Risultati simili sono stati osservati anche per la mortalità legata a problemi cardiaci.
Inoltre, nessun farmaco ha ridotto in modo significativo il numero di ricoveri per insufficienza cardiaca.
In conclusione
Questa analisi ha evidenziato che, nei pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione preservata, i beta-bloccanti sono gli unici farmaci che hanno dimostrato di ridurre il rischio di morte. Altri farmaci comunemente usati non hanno mostrato benefici chiari in questa situazione, né hanno ridotto le ospedalizzazioni.