CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 28/02/2018 Lettura: ~3 min

Linee guida sull’ipertensione arteriosa nell’anziano secondo ACC/AHA

Fonte
Andrea Ungar, Centro di Riferimento Regionale per l’Ipertensione Arteriosa nell’Anziano – Geriatria e Terapia Intensiva Geriatrica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Università di Firenze

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andrea Ungar Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1103 Sezione: 32

Introduzione

L’ipertensione arteriosa è molto comune nelle persone anziane e il suo trattamento può essere complesso, soprattutto nei pazienti molto anziani e fragili. Le recenti linee guida americane hanno abbassato i valori considerati normali per la pressione, ma è importante capire cosa significa questo per gli anziani e come applicare queste indicazioni in modo sicuro e personalizzato.

Che cosa dicono le linee guida ACC/AHA 2017 sull’ipertensione nell’anziano

Le linee guida americane raccomandano di trattare l’ipertensione negli anziani di età pari o superiore a 65 anni con un obiettivo di pressione sistolica (la pressione massima) inferiore a 130 mmHg, se la pressione è uguale o superiore a questo valore.

Per gli anziani con molte altre malattie o con aspettativa di vita limitata, si suggerisce di valutare attentamente insieme al medico e al paziente se è opportuno un trattamento più o meno intenso, considerando i possibili rischi e benefici.

Perché queste indicazioni possono essere complesse da applicare

  • Metodo di misurazione della pressione: nello studio SPRINT, che ha influenzato queste linee guida, la pressione è stata misurata in modo automatico e senza la presenza del medico, un metodo che tende a dare valori più bassi di circa 15 mmHg rispetto alla misurazione tradizionale.
  • Tipo di pazienti inclusi nello studio: lo studio ha coinvolto molti anziani sopra i 75 anni, ma quelli considerati fragili erano in realtà persone con buone condizioni fisiche. I pazienti molto fragili sono stati esclusi, quindi i risultati potrebbero non valere per loro.
  • Trattamento precedente: i pazienti dello studio erano già in cura per l’ipertensione e tolleravano bene valori di pressione normali o leggermente alti. Questo è diverso da chi inizia una terapia per la prima volta.
  • Ipotesi ortostatica (pressione bassa quando ci si alza in piedi): questa condizione è più frequente negli anziani e può causare cadute o svenimenti. Le linee guida la menzionano poco, ma è importante monitorarla attentamente.
  • Pressione diastolica troppo bassa: valori inferiori a 70 mmHg (pressione minima) possono essere pericolosi, soprattutto per chi ha problemi al cuore, ma questo rischio non è stato evidenziato nelle linee guida.

Come affrontare il trattamento dell’ipertensione nell’anziano

È importante personalizzare il trattamento in base alle condizioni di ogni persona anziana, monitorando con attenzione gli effetti fin dai primi giorni di terapia.

Nei pazienti fragili, si consiglia un approccio prudente e flessibile, puntando più a migliorare la salute generale e la qualità della vita che a raggiungere un valore di pressione specifico, per evitare effetti indesiderati e problemi legati ai farmaci.

In conclusione

Le linee guida americane suggeriscono di mantenere la pressione sotto i 130 mmHg anche negli anziani, ma è fondamentale valutare ogni persona con attenzione, soprattutto se fragile o con altre malattie. La misurazione e il tipo di pazienti studiati influenzano molto i risultati, quindi il trattamento deve essere sempre personalizzato e monitorato per garantire la sicurezza e il benessere dell’anziano.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andrea Ungar

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA