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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/03/2018 Lettura: ~3 min

Linee guida sull’ipertensione arteriosa nell’anziano secondo ACC/AHA

Fonte
Andrea Ungar, Centro di Riferimento Regionale per l’Ipertensione Arteriosa nell’Anziano, Geriatria e Terapia Intensiva Geriatrica, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Università di Firenze

Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1195 Sezione: 2

Introduzione

L’ipertensione arteriosa, cioè la pressione alta, è molto comune nelle persone anziane. Negli ultimi anni, le linee guida americane hanno abbassato i valori di pressione da raggiungere con il trattamento anche negli anziani. Tuttavia, è importante capire che ogni persona anziana è diversa, soprattutto se fragile o con altre malattie. Questo testo spiega le differenze tra le raccomandazioni e perché è importante un approccio personalizzato.

Che cosa dicono le linee guida recenti

Le linee guida americane ACC/AHA del 2017 hanno abbassato il limite per definire l’ipertensione e per iniziare il trattamento a 130/80 mmHg per tutti gli adulti, compresi gli anziani sopra i 65 anni. Questo significa che si consiglia di mantenere la pressione sistolica (il numero più alto) sotto i 130 mmHg anche negli anziani.

Le raccomandazioni specifiche per gli anziani sono:

  1. Trattare l’ipertensione con l’obiettivo di mantenere la pressione sistolica sotto 130 mmHg in tutti gli anziani non ospedalizzati con valori sopra questa soglia.
  2. Nei pazienti anziani con molte altre malattie e aspettativa di vita limitata, è importante valutare con attenzione rischi e benefici, considerando anche le preferenze della persona, per decidere quanto intensamente trattare la pressione e quali farmaci usare.

Perché è importante fare attenzione negli anziani

Queste raccomandazioni si basano soprattutto sullo studio SPRINT, che ha mostrato benefici nel mantenere la pressione più bassa anche negli anziani. Tuttavia, ci sono alcuni aspetti importanti da considerare:

  • Modalità di misurazione: nello studio SPRINT la pressione è stata misurata con un metodo automatico e senza la presenza del medico, che tende a dare valori più bassi di circa 15 mmHg rispetto alla misurazione tradizionale.
  • Selezione dei pazienti: lo studio ha incluso anziani con buona salute funzionale. I pazienti molto fragili, cioè con ridotte capacità fisiche e cognitive, sono stati esclusi.
  • Trattamento precedente: tutti i partecipanti erano già in cura per la pressione alta e tolleravano bene valori pressori normali o leggermente elevati. Questo non è sempre vero per chi inizia ora una terapia.
  • Ipotesi ortostatica: cioè la caduta della pressione quando ci si alza in piedi, che è più frequente negli anziani e può causare svenimenti o cadute. Questo problema è poco considerato nelle linee guida, ma è molto importante da monitorare.
  • Pressione diastolica troppo bassa: valori di pressione diastolica (il numero più basso) sotto 70 mmHg possono essere pericolosi, soprattutto in chi ha problemi al cuore.

Come gestire l’ipertensione nell’anziano

Per questi motivi, è consigliabile:

  • Personalizzare il trattamento in base alla salute generale e alla fragilità della persona.
  • Monitorare con attenzione gli effetti del trattamento, specialmente nei primi giorni.
  • Nei pazienti fragili, procedere con cautela, puntando più a migliorare la salute e la funzionalità generale che a raggiungere un valore di pressione molto basso.
  • Evitarе effetti collaterali e interazioni tra farmaci.

In conclusione

L’ipertensione è molto diffusa negli anziani e il trattamento deve essere adattato a ogni persona. Le linee guida americane suggeriscono valori pressori più bassi, ma è fondamentale considerare la condizione fisica e le altre malattie del paziente. Un approccio personalizzato e attento ai rischi è la scelta migliore per garantire sicurezza e benessere.

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