Il caso della Signora F.B.
La Signora F.B., 76 anni, soffre di pressione alta e da circa un anno ha avuto diversi episodi di TIA (attacchi ischemici transitori), che si manifestavano con formicolii al volto e al braccio sinistro, deviazione della bocca, palpitazioni irregolari e sensazione di svenimento. Questi episodi l'avevano portata più volte al Pronto Soccorso.
Diverse indagini mediche sono state fatte per capire la causa, tra cui ecografie dei vasi del collo, monitoraggi cardiaci di 24 ore e ecocardiogrammi. Tutti questi esami non avevano mostrato problemi evidenti come malattie delle arterie o fibrillazione atriale (un’aritmia cardiaca che può causare ictus).
Per approfondire, è stato deciso di impiantare un loop recorder, un piccolo dispositivo che registra continuamente l'attività cardiaca per lungo tempo. Questo ha permesso di scoprire episodi di fibrillazione atriale parossistica, cioè aritmie che si presentano e scompaiono, con frequenze cardiache molto alte durante il giorno e molto basse durante la notte.
Scelta della terapia anticoagulante
La fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus, quindi è importante una terapia anticoagulante per prevenire la formazione di coaguli. È stato scelto un Nuovo Anticoagulante Orale (NAO), chiamato Edoxaban, basandosi su studi scientifici che ne hanno dimostrato efficacia e sicurezza soprattutto nelle persone anziane.
La dose di Edoxaban è stata personalizzata in base alla funzione renale e al peso della paziente, con la comodità di una sola compressa al giorno e senza restrizioni alimentari, per facilitare l’assunzione corretta del farmaco.
Impianto del pacemaker e gestione della terapia
La paziente presentava anche episodi di bassa frequenza cardiaca, per cui è stato deciso di impiantare un pacemaker bicamerale per regolare il battito cardiaco e migliorare la gestione dell’aritmia.
Dato il rischio elevato di ictus (valutato con il punteggio CHADs-VASC pari a 6) e un basso rischio di sanguinamento (HAS-BLED pari a 2), si è scelto di non sospendere l’anticoagulante Edoxaban, ma di posticiparne l’assunzione a circa 7 ore dopo l’intervento.
L’impianto è stato eseguito con attenzione per evitare sanguinamenti e la paziente è stata monitorata nei giorni successivi. Non sono comparse complicazioni come ematomi o infezioni, e gli esami del sangue e l’ecocardiogramma erano nella norma.
Dopo l’intervento, la paziente ha iniziato una terapia antiaritmica con altri farmaci, che ha eliminato i sintomi di stanchezza e palpitazioni.
Discussione
Questo caso mostra come la fibrillazione atriale parossistica può causare attacchi ischemici cerebrali e come sia importante la terapia anticoagulante per prevenire l’ictus.
I Nuovi Anticoagulanti Orali sono efficaci e più sicuri rispetto ai vecchi farmaci (come il Warfarin), con meno interazioni e senza bisogno di controlli frequenti del sangue.
Per quanto riguarda l’impianto di pacemaker o defibrillatori, la gestione della terapia anticoagulante è delicata. Studi recenti indicano che spesso non è necessario sospendere i NAO durante l’intervento, riducendo così il rischio di complicazioni sia emorragiche che trombotiche.
La decisione finale deve sempre essere personalizzata, considerando il rischio di ictus e di sanguinamento del singolo paziente.
In conclusione
La gestione della terapia anticoagulante nei pazienti con fibrillazione atriale che devono sottoporsi a impianto di dispositivi cardiaci richiede un’attenta valutazione del rischio. I Nuovi Anticoagulanti Orali offrono vantaggi importanti in termini di sicurezza e praticità. La scelta di continuare o sospendere la terapia durante l’intervento dipende dal profilo individuale del paziente e dalle evidenze scientifiche più recenti.