Che cos’è l’anemia nello scompenso cardiaco?
L’anemia è una condizione in cui il livello di emoglobina (Hb), la proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue, è più basso del normale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si parla di anemia quando l’Hb è inferiore a 13 g/dl negli uomini e a 12 g/dl nelle donne.
Circa un paziente su tre con insufficienza cardiaca presenta anemia. Questa condizione può avere diverse cause, come:
- insufficienza renale (problemi ai reni);
- diabete;
- età avanzata;
- uso di alcuni farmaci, come anticoagulanti;
- carenze nutrizionali, in particolare di ferro.
Nei pazienti sani, l’anemia viene compensata da un aumento della frequenza cardiaca e della quantità di sangue pompata dal cuore. Tuttavia, nelle persone con insufficienza cardiaca questi meccanismi sono già compromessi, quindi l’anemia può peggiorare i sintomi, ridurre la capacità di fare esercizio e influire negativamente sulla qualità della vita.
Il rischio associato all’anemia
Una grande analisi che ha valutato oltre 150.000 pazienti ha mostrato che la presenza di anemia aumenta il rischio di mortalità nelle persone con insufficienza cardiaca, sia che la funzione del cuore sia ridotta sia conservata.
È importante ricordare che a volte la congestione (accumulo di liquidi) può diluire il sangue, causando una "pseudo-anemia", cioè un valore di emoglobina apparentemente basso ma non reale.
In alcuni casi, l’anemia si risolve spontaneamente in circa il 40% dei pazienti entro sei mesi, con un miglioramento della prognosi.
Trattamenti per l’anemia nello scompenso cardiaco
Le trasfusioni di sangue possono essere usate solo in situazioni critiche, poiché offrono benefici temporanei e possono comportare rischi come sovraccarico di liquidi e problemi di coagulazione.
L’uso di farmaci che stimolano la produzione di globuli rossi, come l’eritropoietina, non ha dimostrato benefici clinici e può aumentare il rischio di eventi tromboembolici (coaguli) e ictus.
La carenza di ferro (carenza marziale)
La carenza di ferro è molto comune nei pazienti con insufficienza cardiaca, presente nel 50% circa dei casi, anche senza anemia. Si definisce carenza di ferro quando i livelli di ferritina (una proteina che immagazzina il ferro) sono bassi o quando la saturazione della transferrina (proteina che trasporta il ferro nel sangue) è inferiore al 20%.
Il ferro è essenziale per la produzione di mioglobina, una proteina che aiuta a immagazzinare ossigeno nei muscoli, e per il funzionamento delle cellule a livello energetico. La carenza di ferro può derivare da:
- assunzione insufficiente di ferro con la dieta;
- problemi nell’assorbimento intestinale;
- perdite di sangue;
- infiammazione cronica e altre condizioni legate allo scompenso cardiaco.
La carenza di ferro peggiora la capacità di esercizio e la qualità della vita, e aumenta il rischio di ospedalizzazione e mortalità.
Trattamento della carenza di ferro
Il ferro assunto per via orale (compresse) è spesso poco efficace a causa di effetti collaterali allo stomaco e di un assorbimento limitato.
Studi recenti hanno dimostrato che la somministrazione di ferro per via endovenosa (direttamente nel sangue), in particolare con una preparazione chiamata ferro carbossimaltosio, può migliorare:
- la capacità di esercizio;
- la classe funzionale (cioè la gravità dei sintomi);
- la qualità della vita;
- e ridurre le ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca.
Questi benefici sono stati osservati sia in pazienti con anemia sia in quelli senza anemia, sottolineando l’importanza di trattare la carenza di ferro anche in assenza di anemia.
Le linee guida attuali raccomandano di valutare sempre la presenza di carenza di ferro nei pazienti con insufficienza cardiaca e di considerare il trattamento con ferro endovenoso quando necessario.
In conclusione
L’anemia e la carenza di ferro sono condizioni frequenti e importanti nei pazienti con insufficienza cardiaca. La carenza di ferro, in particolare, può peggiorare i sintomi e la qualità della vita anche senza anemia. Il trattamento con ferro endovenoso si è dimostrato efficace nel migliorare la salute e la capacità funzionale di questi pazienti, rappresentando un possibile obiettivo terapeutico da considerare insieme al medico.