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Articolo per pazienti Pubblicato: 05/06/2018 Lettura: ~2 min

L'ECG per distinguere la cardiomiopatia ipertrofica dall'ipertrofia cardiaca dell'atleta: il ruolo della terza derivazione

Fonte
Chen AS et al. Heart. Epub ahead of print 2018. doi: 10.1136/heartjnl-2017-312647.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia del cuore che può causare problemi seri, soprattutto nei giovani atleti. A volte è difficile distinguere questa malattia da un ingrossamento del cuore dovuto all'attività sportiva intensa. L'elettrocardiogramma (ECG) è uno strumento utile per aiutare in questa distinzione. In questo testo spieghiamo come un particolare segnale nell'ECG, chiamato terza derivazione, può aiutare a fare questa differenza in modo più preciso.

Che cos'è la cardiomiopatia ipertrofica e l'ipertrofia dell'atleta?

La cardiomiopatia ipertrofica (CMP) è una condizione in cui il muscolo del cuore, in particolare una parte chiamata setto interventricolare, si ispessisce in modo anomalo. Questo può aumentare il rischio di morte cardiaca improvvisa, soprattutto nei giovani atleti.

D'altra parte, l'ipertrofia cardiaca dell'atleta è un ingrossamento del cuore dovuto all'allenamento intenso e regolare. Questa condizione è generalmente benigna e rappresenta una risposta normale all'esercizio fisico.

Perché è difficile distinguere le due condizioni con l'ECG?

L'ECG registra l'attività elettrica del cuore e può mostrare alcune alterazioni in entrambe le condizioni. Ad esempio, sia nella CMP sia nell'ipertrofia dell'atleta possono comparire complessi QRS ad alto voltaggio, che indicano un cuore più spesso.

Alcuni segni specifici come l'inversione delle onde T o il sottoslivellamento del tratto ST in certe aree del cuore sono più comuni nella CMP. Tuttavia, questi segni non sempre sono chiari o presenti.

Il ruolo della terza derivazione (D3) nell'ECG

Uno studio ha esaminato un segnale particolare nell'ECG chiamato terza derivazione (D3). In questa derivazione si possono osservare le onde Q e S, che rappresentano parti specifiche dell'attività elettrica del cuore.

Lo studio ha confrontato 1.124 atleti sani con 240 pazienti con CMP ipertrofica. Ha trovato che l'ampiezza combinata delle onde Q e S in D3 (chiamata D3Q+S) era molto più alta nei pazienti con CMP (0,71 mV in media) rispetto agli atleti sani (0,21 mV in media).

Inoltre, nei pazienti con CMP, un valore più alto di D3Q+S era correlato con uno spessore maggiore del setto interventricolare, confermando che questo segnale riflette l'ingrossamento anomalo del cuore.

Come aiuta nella diagnosi?

Quando si aggiunge il valore di D3Q+S maggiore di 1 mV ai criteri già usati per valutare l'ECG negli atleti, la capacità di identificare correttamente la CMP migliora, aumentando la sensibilità dal 64,2% al 70,4%. Questo significa che più pazienti con CMP possono essere riconosciuti senza aumentare di molto i falsi positivi.

In conclusione

La presenza di onde Q e S ampie nella terza derivazione dell'ECG può aiutare a distinguere tra un cuore ingrossato per motivi sportivi e la cardiomiopatia ipertrofica. Questo è importante perché permette una diagnosi più precisa e precoce, fondamentale per la sicurezza degli atleti e per la gestione della malattia.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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