Che cosa si pensava in passato
Un tempo si credeva che la pressione sistolica (il numero più alto nella misurazione della pressione) negli anziani fosse normale se corrispondeva all'età più 100. Per esempio, a 80 anni, si pensava che una pressione sistolica di 180 mmHg fosse accettabile. Questo era dovuto al fatto che con l'età le arterie si irrigidiscono naturalmente, aumentando la pressione. Di conseguenza, gli anziani con pressione alta venivano spesso lasciati senza trattamento o trattati in modo poco deciso, senza un obiettivo chiaro.
I risultati importanti dello studio HYVET
Nel 2008, uno studio chiamato HYVET ha cambiato questa visione. È stato il primo a studiare specificamente persone ipertese sopra gli 80 anni. I risultati hanno mostrato che abbassare la pressione sistolica sotto i 150 mmHg in questi pazienti:
- riduce del 64% il rischio di insufficienza cardiaca (quando il cuore fatica a pompare il sangue);
- diminuisce del 30% il rischio di ictus, sia fatale che non fatale;
- abbassa del 39% la mortalità per ictus;
- riduce del 23% la mortalità per cause cardiovascolari;
- e riduce del 21% la mortalità per tutte le cause.
In pratica, trattare l’ipertensione negli ottuagenari migliora la loro durata e qualità della vita.
Nuove evidenze dallo studio SPRINT
Nel 2016, un altro studio chiamato SPRINT ha suggerito che abbassare ancora di più la pressione, sotto i 120 mmHg, potrebbe portare ulteriori benefici anche negli anziani sopra i 75 anni, riducendo la mortalità del 34% rispetto a un obiettivo più tradizionale di 140 mmHg.
Tuttavia, è importante capire che nello studio SPRINT la pressione è stata misurata in modo molto preciso e senza la presenza di medici o infermieri (per evitare l'effetto "camice bianco", cioè l'aumento della pressione per la presenza del personale sanitario). Questo metodo tende a dare valori più bassi rispetto alla misurazione abituale in ambulatorio.
Quindi, il valore di 120 mmHg dello studio SPRINT corrisponde più realisticamente a circa 130 mmHg nella pratica clinica normale, soprattutto negli anziani.
Chi erano i pazienti studiati
Entrambi gli studi, HYVET e SPRINT, hanno incluso principalmente anziani in buone condizioni generali, non fragili. La fragilità è una condizione particolare che indica una maggiore vulnerabilità e rischio di problemi di salute, e non è la stessa cosa delle altre malattie che una persona può avere.
Nei pazienti fragili, il beneficio di abbassare molto la pressione è meno chiaro e può essere rischioso, perché valori troppo bassi possono aumentare il rischio di cadute o altri eventi indesiderati.
Le raccomandazioni delle linee guida
- Le linee guida europee del 2013 suggerivano di mantenere la pressione sistolica tra 140 e 150 mmHg negli anziani sopra gli 80 anni.
- Le linee guida americane, basandosi anche sui dati dello studio SPRINT, raccomandano un obiettivo più basso, sotto i 130 mmHg, per gli anziani sopra i 65 anni in buona salute.
- Per gli anziani con molte malattie o con aspettativa di vita limitata, si consiglia di valutare con attenzione ogni caso, considerando i rischi e i benefici, e di coinvolgere il paziente nelle decisioni.
- Le linee guida europee più recenti propongono un target di pressione sistolica tra 130 e 139 mmHg per gli ultraottantenni, se ben tollerato, e una pressione diastolica (il numero più basso) tra 70 e 79 mmHg.
Importanza di riconoscere la fragilità
La fragilità negli anziani può essere valutata con strumenti specifici, come la Short Physical Performance Battery (SPPB), che misura la capacità di camminare, alzarsi da una sedia e mantenere l'equilibrio.
In pratica, anche senza strumenti, un medico esperto può riconoscere un anziano fragile osservando come cammina, come si alza o mantiene l’equilibrio.
Circa 1 anziano su 5 sopra gli 80 anni presenta segni di fragilità. In questi casi, le linee guida non possono dare indicazioni precise e la decisione sul trattamento deve essere molto personalizzata, basata sull’esperienza e sul buon senso del medico.
In conclusione
Abbassare la pressione negli anziani ipertesi porta benefici importanti, ma il livello ideale dipende dalle condizioni generali del paziente.
Per gli anziani in buona salute, un obiettivo tra 130 e 140 mmHg è raccomandato e sicuro. Nei pazienti fragili, invece, è necessario procedere con cautela, valutando caso per caso per evitare rischi.
Il trattamento dell’ipertensione nell’anziano richiede quindi equilibrio, attenzione e una buona collaborazione tra medico e paziente.