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Articolo per pazienti Pubblicato: 06/12/2018 Lettura: ~5 min

La terapia anticoagulante nel paziente con cardiopatia ipertensiva e fibrillazione atriale candidato a chemioterapia

Fonte
Paolo Spallarossa, Cardioncologia, Clinica di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, IRCCS Ospedale Policlinico San Martino Genova

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Paolo Spallarossa Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

Quando un paziente con problemi cardiaci e fibrillazione atriale deve iniziare una chemioterapia, è importante scegliere con attenzione il trattamento anticoagulante più adatto. Questo permette di bilanciare i benefici e i rischi, tenendo conto delle possibili interazioni tra farmaci e della facilità con cui il paziente può seguire la terapia. Il caso descritto riguarda un uomo di 58 anni con queste condizioni, che si prepara a un trattamento chemioterapico dopo un intervento per un tumore al colon.

Che cosa significa la valutazione cardio-oncologica

La valutazione cardio-oncologica serve a scegliere il miglior anticoagulante per un paziente con fibrillazione atriale che deve iniziare la chemioterapia. Si considerano vari aspetti, come il rischio di sanguinamento, le possibili interazioni tra farmaci e la capacità del paziente di seguire la terapia prescritta. Questa visita è anche un momento per rivedere e ottimizzare le cure cardiologiche generali.

Il caso del signor FC

Il signor FC ha 58 anni, è alto 178 cm e pesa 85 kg. È stato operato per un tumore al colon e ora deve iniziare una chemioterapia chiamata XELOX, che combina due farmaci: oxaliplatino e capecitabina.

Storia oncologica

  • Il paziente ha una familiarità per il cancro al colon.
  • Ha avuto un test positivo per sangue occulto nelle feci, che ha portato a una colonscopia.
  • La colonscopia ha mostrato una stenosi (restringimento) ulcerata del colon, non rimovibile con endoscopia.
  • È stato quindi operato con una tecnica chiamata video laparotomia.
  • Il decorso post-operatorio è stato regolare.
  • Ora è programmato per la chemioterapia adiuvante.

Storia cardiologica

  • Ex fumatore, ha smesso a 35 anni dopo aver iniziato a 15.
  • È iperteso da 10 anni, trattato con farmaci per la pressione.
  • Ha il diabete di tipo 2 da 5 anni, in cura con metformina.
  • Ha avuto episodi di scarsa collaborazione con le terapie.
  • Otto anni fa ha avuto una sincope (perdita di coscienza breve) dopo un abbondante pasto e bevute, considerata di origine neuromediata.
  • È stata trovata una stenosi del 30% in un'arteria del collo, per cui assume acido acetilsalicilico (aspirina) da allora.
  • Tre anni fa ha sviluppato fibrillazione atriale, con sintomi come palpitazioni e quasi svenimento, trattata con cardioversione elettrica.
  • Ha cambiato terapia, sospendendo un farmaco e iniziando warfarin e sotalolo per controllare il ritmo cardiaco.
  • Prima dell’intervento chirurgico è stata fatta una visita cardiologica che non ha mostrato controindicazioni all’operazione.

Visita cardio-oncologica prima della chemioterapia

  • Il paziente era stato operato da 4 settimane, era stanco ma senza sintomi specifici.
  • All’esame fisico il circolo sanguigno era ben compensato.
  • Il polso era irregolare, con frequenza di 82 battiti al minuto.
  • La pressione arteriosa era 125/80 mmHg.
  • Elettrocardiogramma (ECG) mostrava fibrillazione atriale con frequenza media di 84 battiti al minuto, alterazioni elettriche tipiche di ipertrofia cardiaca e un allungamento del QTc a 490 millisecondi.
  • L’ecocardiogramma indicava un ventricolo sinistro di dimensioni normali e con buona funzione (frazione di eiezione 58%), ma con ispessimento delle pareti e dilatazione dell’atrio sinistro.
  • La pressione polmonare era nella norma (28 mmHg).
  • Gli esami del sangue erano normali, con una buona funzione renale (clearance della creatinina 95 ml/min).
  • La terapia era quella pre-operatoria, senza aspirina e warfarin sostituito da enoxaparina (un tipo di eparina) 6000 unità al giorno.

Decisioni prese durante la visita

  • Non ci sono controindicazioni a iniziare la chemioterapia.
  • Il farmaco sotalolo è stato sostituito con bisoprololo 10 mg al giorno, un altro tipo di betabloccante più adatto al quadro clinico.
  • L’enoxaparina è stata sostituita con edoxaban 60 mg al giorno, un anticoagulante orale diretto.

Commenti importanti

  • La fibrillazione atriale, inizialmente intermittente, è diventata persistente e il paziente presenta una cardiopatia ipertensiva, cioè un cuore influenzato dall’ipertensione.
  • L’allungamento del QTc (un parametro dell’ECG) ha influito sulla scelta del betabloccante.
  • Durante il periodo peri-operatorio, la combinazione di farmaci antiaggreganti (come l’aspirina) e anticoagulanti non era appropriata.
  • La terapia anticoagulante usata durante l’intervento era probabilmente sotto-dosata.
  • Il paziente ha un punteggio CHAD2VASc di 2, che indica la necessità di una terapia anticoagulante prolungata per ridurre il rischio di ictus (i fattori sono ipertensione e diabete).
  • Nei pazienti che assumono warfarin, l’uso di capecitabina (farmaco chemioterapico) può causare aumenti improvvisi e marcati del valore INR, che misura il rischio di sanguinamento; per questo l’associazione va evitata.
  • Gli anticoagulanti orali diretti, come edoxaban, non mostrano interazioni significative con i farmaci chemioterapici usati (platino e capecitabina).
  • La scarsa collaborazione del paziente ha favorito la scelta di un anticoagulante da assumere una sola volta al giorno.
  • Nei pazienti con tumori gastro-intestinali trattati con edoxaban, è stato osservato un aumento del rischio di sanguinamenti non gravi nel tratto digestivo superiore.
  • Un’alternativa agli anticoagulanti orali diretti può essere l’uso prolungato di eparine a basso peso molecolare iniettate sotto la pelle, ma questa opzione ha una scarsa evidenza scientifica e spesso è difficile da seguire per i pazienti.
  • La funzione renale del paziente è al limite per l’uso di edoxaban, ma la scelta è stata fatta basandosi sulle esperienze cliniche riportate in letteratura per pazienti oncologici.

In conclusione

Per un paziente con fibrillazione atriale e cardiopatia ipertensiva che deve iniziare una chemioterapia, è fondamentale valutare attentamente la scelta dell’anticoagulante. Bisogna considerare i rischi, le interazioni con i farmaci chemioterapici e la capacità del paziente di seguire la terapia. Nel caso descritto, si è preferito un anticoagulante orale diretto con una singola assunzione giornaliera, evitando il warfarin per ridurre il rischio di complicazioni durante la chemioterapia.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Paolo Spallarossa

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