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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/01/2019 Lettura: ~1 min

Obiettivi della terapia con beta-bloccanti nello scompenso cardiaco: frequenza cardiaca o dose target?

Fonte
Corletto A et al. Clin Res Cardiol. 2018 Nov;107(11):1040-1049. doi: 10.1007/s00392-018-1277-4.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

I beta-bloccanti sono farmaci importanti per migliorare la sopravvivenza nelle persone con scompenso cardiaco, una condizione in cui il cuore non funziona bene. Questo testo spiega in modo semplice quali obiettivi si possono seguire durante il trattamento con beta-bloccanti per ottenere i migliori risultati.

Che cosa sono i beta-bloccanti e perché si usano nello scompenso cardiaco

I beta-bloccanti sono farmaci che aiutano il cuore a lavorare meglio riducendo la frequenza cardiaca (i battiti al minuto) e migliorando la funzione del cuore. Sono particolarmente utili nei pazienti con scompenso cardiaco e ridotta capacità del ventricolo sinistro, la parte principale del cuore che pompa il sangue.

Quali sono gli obiettivi del trattamento con beta-bloccanti?

  • Raggiungere una dose target: cioè assumere una quantità di farmaco pari o superiore al 95% della dose raccomandata dalle linee guida mediche.
  • Raggiungere una frequenza cardiaca target: mantenere il battito del cuore tra 51 e 69 battiti al minuto.

Lo studio di confronto tra le due strategie

Uno studio condotto su 1.669 pazienti con scompenso cardiaco ha confrontato questi due approcci. Tutti i pazienti assumevano anche altri farmaci per il cuore (ACE-inibitori o sartani).

I pazienti sono stati divisi in quattro gruppi:

  • Gruppo A: ha raggiunto la dose target di beta-bloccanti (12%).
  • Gruppo B: ha raggiunto la frequenza cardiaca target (17,1%).
  • Gruppo C: non ha raggiunto né la dose né la frequenza target (37,6%).
  • Gruppo D: non assumeva beta-bloccanti (33,3%).

Risultati principali

La mortalità a 5 anni, cioè la percentuale di persone decedute per qualsiasi causa, è stata:

  • 23,7% nel gruppo A (dose target raggiunta).
  • 22,7% nel gruppo B (frequenza cardiaca target raggiunta).
  • 37,6% nel gruppo C (nessun target raggiunto).
  • 55,6% nel gruppo D (nessun beta-bloccante assunto).

Questi dati mostrano che sia raggiungere la dose raccomandata sia mantenere la frequenza cardiaca entro i valori consigliati aiutano a vivere più a lungo.

Inoltre, tra i pazienti che avevano raggiunto la dose target, quelli con frequenza cardiaca più bassa (tra 51 e 69 battiti al minuto) avevano una mortalità più bassa (14,8%) rispetto a chi aveva una frequenza superiore a 70 battiti (28%). Questo suggerisce che un migliore controllo della frequenza cardiaca può offrire ulteriori benefici.

In conclusione

Il trattamento con beta-bloccanti nello scompenso cardiaco può essere guidato da due strategie: raggiungere la dose raccomandata o mantenere la frequenza cardiaca entro un intervallo specifico. Entrambe le strategie migliorano la sopravvivenza. Tuttavia, una volta raggiunta la dose giusta, controllare bene la frequenza cardiaca può aiutare ancora di più a vivere più a lungo e meglio.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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