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Articolo per pazienti Pubblicato: 14/05/2019 Lettura: ~3 min

Carenza di ferro nello scompenso cardiaco

Fonte
Fabrizio Oliva, Cardiologia 1, DE GASPERIS CARDIO CENTER, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Fabrizio Oliva Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1215 Sezione: 2

Introduzione

La carenza di ferro è una condizione comune nelle persone con scompenso cardiaco. Anche se non sempre causa anemia, può influire negativamente sulla salute e sulla qualità della vita. È importante riconoscerla e trattarla adeguatamente per migliorare i sintomi e il benessere generale.

Che cos'è la carenza di ferro

La carenza di ferro si verifica quando il corpo non ha abbastanza ferro rispetto a quanto gli serve. Questo può succedere anche senza che si sviluppi anemia, cioè una riduzione dei globuli rossi. Nei pazienti con scompenso cardiaco, la carenza di ferro è molto frequente, presente tra il 30% e il 60% dei casi.

Le cause possono essere diverse, come:

  • Infiammazione cronica
  • Scarso apporto di ferro con la dieta
  • Problemi di assorbimento nell'intestino
  • Perdite di sangue a livello gastrointestinale

La carenza di ferro, anche prima di causare anemia, può peggiorare i sintomi dello scompenso, ridurre la capacità di fare attività fisica e la qualità della vita. Inoltre, è associata a un aumento del rischio di ricoveri ospedalieri e mortalità.

Come si diagnostica

È importante controllare la presenza di carenza di ferro in tutti i pazienti con scompenso cardiaco, anche se non hanno anemia. Si eseguono esami del sangue che misurano:

  • Ferritina: indica le riserve di ferro nel corpo. Valori inferiori a 100 mcg/L indicano una carenza assoluta.
  • Saturazione della transferrina (TSAT): misura la quantità di ferro trasportata nel sangue. Valori inferiori al 20% indicano carenza.

In alcuni casi la ferritina può essere normale o alta, ma il ferro non arriva bene ai tessuti a causa dell'infiammazione. Questo si chiama carenza funzionale di ferro. Entrambi i tipi di carenza possono essere presenti con o senza anemia.

Come si tratta

Il trattamento consiste nel reintegro del ferro, preferibilmente con un farmaco chiamato ferro carbossimaltosio, somministrato per via endovenosa (cioè direttamente in vena). La dose viene calcolata in base al peso e ai livelli di emoglobina del paziente.

La somministrazione può avvenire come iniezione rapida o infusione diluita in soluzione salina. Questo trattamento è generalmente ben tollerato e può migliorare significativamente i sintomi, la capacità di esercizio e la qualità della vita.

Non è indicato in caso di:

  • Allergia nota ai preparati di ferro endovenoso
  • Anemia causata da altre condizioni diverse dalla carenza di ferro
  • Sovraccarico di ferro o disturbi del suo metabolismo
  • Frazione di eiezione del ventricolo sinistro superiore al 45% e livelli di emoglobina superiori a 15 g/dL

Il trattamento dovrebbe essere eseguito in ambiente ospedaliero o in ambulatori con personale adeguatamente formato e in grado di monitorare il paziente durante la somministrazione.

Dopo circa 12 settimane dal trattamento è importante controllare nuovamente i livelli di ferro per valutare se è necessario un nuovo intervento. Anche nei pazienti stabili, è consigliabile un controllo almeno una volta all'anno.

Risultati degli studi e raccomandazioni

Studi scientifici hanno dimostrato che il ferro per via orale ad alto dosaggio non è efficace nel correggere la carenza di ferro né nel migliorare la capacità di esercizio nei pazienti con scompenso cardiaco.

Al contrario, la somministrazione endovenosa di ferro carbossimaltosio ha mostrato benefici importanti, tra cui:

  • Miglioramento dei sintomi
  • Aumento della capacità di esercizio
  • Migliore qualità della vita
  • Riduzione delle ospedalizzazioni e della mortalità cardiovascolare

Le Linee Guida della Società Europea di Cardiologia raccomandano di valutare sempre il profilo di ferro nei pazienti con scompenso cardiaco e di trattare la carenza con ferro endovenoso quando presente.

Tuttavia, nella pratica quotidiana, la carenza di ferro è spesso poco diagnosticata e trattata, nonostante la sua importanza.

In conclusione

La carenza di ferro è una condizione frequente e importante nei pazienti con scompenso cardiaco. Può peggiorare i sintomi e la qualità della vita anche senza anemia. La diagnosi si basa su esami del sangue specifici e il trattamento più efficace è la somministrazione di ferro per via endovenosa, in particolare con ferro carbossimaltosio. È fondamentale aumentare l'attenzione verso questa condizione per migliorare la cura e il benessere dei pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Fabrizio Oliva

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