Che cosa significa lo studio
Lo studio ha analizzato i dati di 8.351 pazienti con scompenso cardiaco a ridotta frazione d’eiezione, cioè con una parte del cuore che non si contrae bene. Questi pazienti erano seguiti in 34 ambulatori in Olanda tra il 2013 e il 2016. L’età media era di 72 anni e i pazienti sono stati divisi in tre gruppi di età:
- meno di 60 anni (13,9%)
- da 60 a 74 anni (36,0%)
- 75 anni o più (50,2%)
Cosa è emerso sul trattamento
Il trattamento farmacologico, cioè i farmaci usati per curare lo scompenso cardiaco, variava molto in base all’età:
- I pazienti più anziani (75 anni o più) assumevano meno spesso alcuni farmaci importanti, come i beta-bloccanti, gli inibitori del sistema renina-angiotensina e gli antagonisti dei recettori dei mineralcorticoidi.
- Questi pazienti più anziani assumevano anche dosaggi più bassi di questi farmaci rispetto ai pazienti più giovani.
- Al contrario, gli anziani prendevano più spesso i diuretici, farmaci che aiutano a eliminare i liquidi in eccesso nel corpo.
Inoltre, i pazienti più anziani ricevevano meno frequentemente trattamenti con dispositivi medici come il defibrillatore impiantabile e la terapia di resincronizzazione ventricolare, che aiutano il cuore a funzionare meglio.
Perché è importante
Con l’aumentare dell’età, si osserva una minore adesione alle linee guida, cioè alle raccomandazioni ufficiali per il trattamento dello scompenso cardiaco con ridotta funzione cardiaca. Questo significa che i farmaci consigliati vengono usati meno spesso e a dosi più basse nei pazienti anziani. Anche l’uso di dispositivi medici è meno comune in questa fascia di età.
In conclusione
Lo studio evidenzia che l’età influenza le scelte di cura nello scompenso cardiaco con ridotta funzione del cuore. I pazienti più anziani ricevono meno spesso alcuni farmaci importanti e a dosi più basse, e meno frequentemente trattamenti con dispositivi medici. Questi dati aiutano a comprendere meglio come adattare la cura alle esigenze di ogni persona, tenendo conto dell’età.