Che cos'è lo scompenso cardiaco e come viene trattato
Lo scompenso cardiaco è una malattia in cui il cuore non riesce a pompare il sangue in modo efficace. Per curarla si usano diverse classi di farmaci, tra cui:
- Beta-bloccanti, che aiutano a rallentare il battito cardiaco e migliorare la funzione del cuore.
- ACE-inibitori e sartani, farmaci che aiutano a rilassare i vasi sanguigni.
- ARNI, una nuova classe di farmaci che combina due effetti benefici sul cuore.
- Antagonisti dei recettori dei mineralcorticoidi, che aiutano a ridurre la ritenzione di liquidi.
- Inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), farmaci che migliorano la funzione cardiaca e renale.
Lo studio OPTIPHARM-HF: cosa ha mostrato
Un grande studio italiano ha coinvolto oltre 3.000 pazienti con scompenso cardiaco, con diversi livelli di gravità. I risultati principali sono stati:
- Il 90% dei pazienti con scompenso a frazione di eiezione ridotta assumeva beta-bloccanti.
- Solo il 19% usava ACE-inibitori o sartani, mentre il 61% usava ARNI.
- Il 72% assumeva antagonisti dei recettori dei mineralcorticoidi.
- Il 69% usava inibitori SGLT2.
Tuttavia, il problema principale non è solo la prescrizione del farmaco, ma la dose che viene somministrata. Meno del 60% dei pazienti raggiungeva almeno metà della dose raccomandata, e solo il 47% seguiva la cosiddetta quadruplice terapia (l’uso combinato di quattro tipi di farmaci importanti).
L'importanza della rivalutazione e ottimizzazione della terapia
Quando i pazienti sono stati rivalutati con un controllo più attento, la situazione è migliorata:
- La quadruplice terapia è salita al 64%.
- Nei pazienti con forme meno gravi, l’uso degli inibitori SGLT2 è aumentato fino al 74% o al 54%, a seconda del tipo di scompenso.
Questo dimostra che un percorso organizzato, con visite regolari e aggiustamenti delle dosi, è fondamentale per ottenere il massimo beneficio dai trattamenti.
In conclusione
In Italia, molti pazienti con scompenso cardiaco ricevono le prescrizioni corrette, ma spesso la terapia non è ancora ottimizzata nelle dosi. Per migliorare i risultati è importante seguire un percorso di cura strutturato, con controlli frequenti e aggiustamenti della terapia. Solo così si può sfruttare appieno l’efficacia dei farmaci disponibili.