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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/01/2026 Lettura: ~2 min

Scompenso cardiaco in Italia: prescrizioni frequenti ma ottimizzazione ancora insufficiente

Fonte
Inciardi RM, Volterrani M, Savarese G, et al. Eur J Heart Fail. 2025;27(12):2691-2704. doi:10.1002/ejhf.70074.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo Aggiornato il 31/01/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 907 Sezione: 7

Introduzione

Lo scompenso cardiaco è una condizione comune che richiede cure specifiche. In Italia, molti pazienti ricevono le prescrizioni giuste, ma spesso la terapia non viene ancora ottimizzata al meglio. Questo significa che, pur avendo a disposizione farmaci efficaci, non sempre si raggiungono le dosi ideali per ottenere il massimo beneficio.

Che cos'è lo scompenso cardiaco e come viene trattato

Lo scompenso cardiaco è una malattia in cui il cuore non riesce a pompare il sangue in modo efficace. Per curarla si usano diverse classi di farmaci, tra cui:

  • Beta-bloccanti, che aiutano a rallentare il battito cardiaco e migliorare la funzione del cuore.
  • ACE-inibitori e sartani, farmaci che aiutano a rilassare i vasi sanguigni.
  • ARNI, una nuova classe di farmaci che combina due effetti benefici sul cuore.
  • Antagonisti dei recettori dei mineralcorticoidi, che aiutano a ridurre la ritenzione di liquidi.
  • Inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2), farmaci che migliorano la funzione cardiaca e renale.

Lo studio OPTIPHARM-HF: cosa ha mostrato

Un grande studio italiano ha coinvolto oltre 3.000 pazienti con scompenso cardiaco, con diversi livelli di gravità. I risultati principali sono stati:

  • Il 90% dei pazienti con scompenso a frazione di eiezione ridotta assumeva beta-bloccanti.
  • Solo il 19% usava ACE-inibitori o sartani, mentre il 61% usava ARNI.
  • Il 72% assumeva antagonisti dei recettori dei mineralcorticoidi.
  • Il 69% usava inibitori SGLT2.

Tuttavia, il problema principale non è solo la prescrizione del farmaco, ma la dose che viene somministrata. Meno del 60% dei pazienti raggiungeva almeno metà della dose raccomandata, e solo il 47% seguiva la cosiddetta quadruplice terapia (l’uso combinato di quattro tipi di farmaci importanti).

L'importanza della rivalutazione e ottimizzazione della terapia

Quando i pazienti sono stati rivalutati con un controllo più attento, la situazione è migliorata:

  • La quadruplice terapia è salita al 64%.
  • Nei pazienti con forme meno gravi, l’uso degli inibitori SGLT2 è aumentato fino al 74% o al 54%, a seconda del tipo di scompenso.

Questo dimostra che un percorso organizzato, con visite regolari e aggiustamenti delle dosi, è fondamentale per ottenere il massimo beneficio dai trattamenti.

In conclusione

In Italia, molti pazienti con scompenso cardiaco ricevono le prescrizioni corrette, ma spesso la terapia non è ancora ottimizzata nelle dosi. Per migliorare i risultati è importante seguire un percorso di cura strutturato, con controlli frequenti e aggiustamenti della terapia. Solo così si può sfruttare appieno l’efficacia dei farmaci disponibili.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo

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