Che cosa significa avere comorbilità cardiovascolari nel COVID-19
Le comorbilità cardiovascolari sono malattie del cuore o dei vasi sanguigni che una persona può avere prima di ammalarsi di COVID-19. Queste condizioni possono rendere più grave l'infezione da COVID-19 e aumentare il rischio di complicazioni.
Origine del virus e diffusione
Il virus che causa il COVID-19, chiamato SARS-CoV-2, è nato probabilmente da un salto di specie da animali (come alcuni tipi di pipistrelli) all'uomo. Questo fenomeno è noto come "spillover". Il virus si è diffuso rapidamente nel mondo a partire dalla fine del 2019.
Impatto del COVID-19 sui pazienti con malattie cardiache
- In Italia, molti pazienti colpiti da COVID-19 avevano un'età avanzata e spesso altre malattie, come ipertensione, diabete e problemi cardiaci.
- Il virus colpisce principalmente i polmoni, causando infiammazione e difficoltà respiratorie.
- Nei pazienti con malattie cardiache preesistenti, il COVID-19 può peggiorare la situazione e aumentare il rischio di morte.
- Tra le malattie cardiache, la fibrillazione atriale (un tipo di battito cardiaco irregolare) è molto comune e può complicare il trattamento.
Effetti del COVID-19 sul cuore e sulla coagulazione del sangue
Il virus può colpire direttamente il cuore, perché usa un recettore chiamato ACE2, presente anche nelle cellule cardiache. Inoltre, l'infezione può alterare la coagulazione del sangue, cioè il processo che fa formare i coaguli.
Attivazione della coagulazione
- Nei pazienti con COVID-19 si osserva spesso un aumento di sostanze nel sangue che indicano una maggiore tendenza a formare coaguli, come il D-dimero.
- Questa attivazione può portare a una condizione chiamata coagulazione intravascolare disseminata, che è molto pericolosa.
- La presenza di coaguli può causare problemi come la embolia polmonare, cioè l'ostruzione di vasi sanguigni nei polmoni.
Uso di farmaci anticoagulanti
Per prevenire o trattare la formazione di coaguli, si usano farmaci chiamati anticoagulanti. Nel contesto del COVID-19:
- Molti pazienti con fibrillazione atriale già usano anticoagulanti, ma il loro uso può essere complicato da interazioni con i farmaci usati per trattare il COVID-19.
- Esistono diversi tipi di anticoagulanti, come gli antivitamina K e i DOAC (anticoagulanti orali diretti), ognuno con vantaggi e difficoltà.
- La profilassi, cioè la prevenzione con dosi basse di anticoagulanti come l'eparina a basso peso molecolare o il fondaparinux, è fortemente raccomandata per i pazienti ricoverati con COVID-19, per ridurre il rischio di trombosi.
- L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) consiglia l'uso di eparina a basso peso molecolare in tutti i pazienti COVID-19 ospedalizzati che non hanno controindicazioni.
Riepilogo dei punti principali
- Le malattie cardiache preesistenti possono peggiorare la prognosi del COVID-19.
- L'uso di anticoagulanti è importante ma può essere complesso a causa delle interazioni con altri farmaci.
- La profilassi con anticoagulanti è consigliata per prevenire complicazioni trombotiche nei pazienti con COVID-19.
In conclusione
Il COVID-19 può aumentare il rischio di problemi legati alla coagulazione del sangue, specialmente in persone con malattie cardiache. Per questo motivo, è importante riconoscere e gestire con attenzione questo rischio, utilizzando quando necessario farmaci anticoagulanti per prevenire complicazioni gravi come l'embolia polmonare. La presenza di altre malattie e l'età avanzata sono fattori che influenzano la gravità della malattia.