Chi è il paziente e il suo quadro clinico
Il Sig. U.G. ha 68 anni ed è un ex ciclista professionista che continua a praticare sport a livello competitivo. È affetto da ipertensione (pressione alta) e dislipidemia (alterazioni dei grassi nel sangue), condizioni controllate con farmaci.
Ogni anno, per poter gareggiare, deve ottenere un certificato medico che attesti la sua idoneità sportiva, cosa che ha sempre ottenuto senza problemi.
I sintomi e le prime indagini
Due mesi fa ha iniziato a sentire episodi di palpitazioni, cioè la sensazione che il cuore batta molto velocemente o in modo irregolare, senza un legame con l'attività fisica o altre situazioni specifiche.
Durante la visita medica e un elettrocardiogramma (ECG) di base non sono emerse malattie cardiache evidenti, solo alcuni segni di adattamento del cuore allo sport, come una leggera ipertrofia (aumento di spessore) del ventricolo sinistro e una lieve dilatazione delle camere cardiache, che possono essere normali in atleti.
Approfondimenti diagnostici
Per capire meglio la causa delle palpitazioni, sono stati fatti vari esami:
- Holter ECG 24 ore: un monitoraggio continuo del cuore durante un giorno, incluso un giro in bicicletta, risultato normale.
- Test da sforzo massimale: una prova in cui il paziente pedala fino all'esaurimento muscolare, senza segni di problemi cardiaci o aritmie.
- Event recorder: un dispositivo che registra l'ECG per 10 giorni, durante i quali sono stati rilevati episodi di fibrillazione atriale con frequenza cardiaca alta (circa 125 battiti al minuto).
- Angio-TC coronarica: una scansione per escludere problemi alle arterie del cuore, che ha mostrato assenza di malattie ischemiche.
Scelte terapeutiche
Per trattare la fibrillazione atriale, si può considerare un intervento chiamato ablazione transcatetere, che mira a correggere l'aritmia. Tuttavia, il paziente preferisce un approccio farmacologico, dato che gli episodi sono rari.
Si è quindi scelto di usare un farmaco antiaritmico chiamato flecainide, che aiuta a prevenire gli episodi di fibrillazione atriale, con una strategia chiamata "pill in the pocket": il farmaco viene preso solo quando si presentano i sintomi.
Inoltre, per proteggere il cuore e prevenire complicazioni come l'ictus, è stata prescritta una terapia anticoagulante orale. Il paziente ha un punteggio CHADS-VASC pari a 2, che indica un rischio sufficiente per giustificare questa terapia.
Si è scelto un anticoagulante diretto chiamato Dabigatran alla dose di 110 mg due volte al giorno. Questo farmaco è preferito perché ha un buon equilibrio tra efficacia e sicurezza e, cosa importante per chi pratica sport, esiste un antidoto specifico chiamato Idarucizumab che può rapidamente annullarne l'effetto in caso di necessità.
In conclusione
Il caso del Sig. U.G. mostra come, in un atleta Master con ipertensione e dislipidemia, la comparsa di fibrillazione atriale possa essere diagnosticata con esami specifici e gestita con una combinazione di farmaci antiaritmici e anticoagulanti, scegliendo le opzioni più adatte alle esigenze e preferenze del paziente.