Chi è il paziente e quali sono i suoi problemi di salute
Il Signor B.L. ha 82 anni ed è stato visitato per difficoltà a respirare durante uno sforzo fisico. Ha diversi fattori di rischio per malattie cardiache, tra cui:
- Diabete di tipo 2
- Sovrappeso
- Ipertensione (pressione alta)
- Colesterolo alto
- Ex fumatore
Ha anche altre condizioni mediche, come un aneurisma dell’arteria addominale, glaucoma agli occhi, anemia da carenza di ferro, problemi alla prostata con catetere, e una storia di disturbi alla tiroide.
La storia cardiologica
Nel 2011 gli è stato impiantato un pacemaker a due camere per problemi di conduzione del cuore e fibrillazione atriale. Ha avuto anche interventi per problemi alle arterie coronarie, con angioplastiche e stent per migliorare il flusso di sangue al cuore.
Nel 2018 ha avuto un ricovero per difficoltà respiratorie e sono stati riscontrati segni di ischemia, cioè ridotto apporto di sangue al cuore. È stata eseguita una coronarografia con trattamento di angioplastica e rivascolarizzazione.
Dopo un intervento cardiochirurgico e un percorso di riabilitazione, la funzione del ventricolo sinistro (la parte del cuore che pompa il sangue) era leggermente ridotta ma stabile.
La terapia e il controllo durante il lockdown
Nel novembre 2019 ha subito un aggiornamento del pacemaker. A giugno dell’anno successivo, durante una visita di controllo, il paziente seguiva una terapia con diversi farmaci, tra cui il Warfarin, un anticoagulante tradizionale che richiede controlli regolari del sangue per mantenerne l’efficacia e la sicurezza.
Gli esami mostravano un buon controllo generale, ma il valore che indica l’efficacia del Warfarin (TTR) era al 62%, un livello non ottimale, in parte dovuto alle difficoltà di alimentazione e ai mancati controlli regolari durante il lockdown.
Decisioni terapeutiche e raccomandazioni
- Il paziente ha una fibrillazione atriale permanente e un rischio elevato di eventi trombotici (calcolato con punteggi clinici).
- Si è deciso di sospendere il Warfarin e iniziare un anticoagulante orale diretto (Edoxaban), che non richiede controlli frequenti del sangue.
- La terapia con altri farmaci per il cuore, la pressione e il diabete è stata mantenuta e potenziata.
- È previsto un controllo degli esami del sangue dopo un mese dall’inizio della nuova terapia, e successivamente a 6 e 11 mesi.
- Si raccomandano controlli cardiologici periodici, ecocardiogrammi per valutare la funzione del cuore e monitoraggio del pacemaker.
In conclusione
Il caso mostra come, in un paziente anziano con molteplici problemi cardiaci e di salute, sia importante adattare la terapia anticoagulante per garantire sicurezza ed efficacia, soprattutto in situazioni difficili come il lockdown. La scelta di un anticoagulante moderno permette un migliore controllo e meno rischi legati ai controlli del sangue meno frequenti.