Chi è il paziente e quali sono le sue condizioni
Si tratta di un uomo di 66 anni con diverse malattie:
- Fibrillazione atriale persistente: un tipo di battito cardiaco irregolare e rapido.
- Ipertensione arteriosa sistemica: pressione alta del sangue.
- Dislipidemia: livelli alterati di grassi nel sangue.
- Storia di TIA (attacco ischemico transitorio), un episodio simile a un mini-ictus.
- Colectomia parziale per un passato carcinoma (rimozione parziale del colon a causa di un tumore).
Il paziente assumeva a casa diversi farmaci, tra cui Dabigatran, un anticoagulante che aiuta a prevenire la formazione di coaguli nel sangue.
Cosa è successo al paziente
Il paziente è stato portato in ospedale perché ha avuto un dolore al petto molto forte da circa 2 ore, accompagnato da sudorazione fredda. All'arrivo, era agitato, sudato e con dolore che si irradiava al collo. La sua pressione sanguigna era bassa (85 mmHg), la saturazione di ossigeno era al 92% e il battito cardiaco era di circa 60 battiti al minuto.
Diagnosi e intervento
L'elettrocardiogramma (ECG) ha mostrato la fibrillazione atriale e un segno tipico di infarto chiamato sopraslivellamento del tratto ST nelle parti anteriori del cuore.
Si è deciso di eseguire un intervento chiamato angioplastica primaria, che serve a riaprire le arterie del cuore bloccate. Questo è stato fatto circa 50 minuti dopo l'arrivo in pronto soccorso, attraverso un accesso nella gamba (arteria femorale destra).
Prima dell'intervento, sono stati somministrati farmaci per proteggere lo stomaco, fluidificare il sangue e prevenire la formazione di nuovi coaguli.
Durante l'esame delle arterie del cuore (coronarografia), è stata trovata una lesione quasi completamente chiusa da un coagulo in un'arteria importante (la discendente anteriore), con un flusso di sangue ridotto.
Si è proceduto a inserire due piccoli tubi metallici chiamati stent medicati per mantenere aperte le arterie. La tecnica usata ha permesso di ottenere un buon risultato, migliorando il flusso di sangue nel cuore.
Decorso ospedaliero e follow-up
Dopo l'intervento, il paziente è stato ricoverato in terapia intensiva cardiologica. Il dolore e i segni di infarto sono migliorati, la pressione sanguigna è tornata a valori più normali e il battito cardiaco era controllato.
Durante la degenza non si sono verificati sanguinamenti o complicazioni legate all'accesso vascolare.
Il paziente è stato dimesso dopo circa 6 giorni con una terapia combinata di due farmaci anticoagulanti (Dabigatran e Clopidogrel), seguendo un protocollo chiamato REDUAL-PCI.
Al controllo dopo un anno, il paziente non ha avuto problemi di sanguinamento e ha potuto interrompere il Clopidogrel, continuando con Dabigatran come prima dell'infarto. Inoltre, sono stati migliorati i trattamenti per il colesterolo e la pressione.
In conclusione
Questo caso mostra come un paziente con fibrillazione atriale in trattamento con anticoagulanti possa avere un infarto e ricevere un trattamento efficace e sicuro, grazie a una procedura di angioplastica e a una gestione attenta della terapia farmacologica. L'uso di Dabigatran è stato mantenuto durante tutto il percorso, garantendo protezione contro la formazione di coaguli senza complicazioni.