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Articolo per pazienti Pubblicato: 24/11/2020 Lettura: ~4 min

Una nonnina apparentemente semplice

Fonte
Daniele Pastori, I Clinica Medica – Centro di Aterotrombosi, Dipartimento di Scienze Cliniche, Internistiche, Anestesiologiche e Cardiovascolari, Sapienza Università di Roma

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Daniele Pastori Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1218 Sezione: 64

Introduzione

La storia della Signora Clara, una donna di 92 anni, ci mostra quanto sia importante valutare attentamente la salute delle persone anziane. Anche quando sembrano semplicemente ipertese, possono esserci altri problemi nascosti che richiedono attenzione e cure specifiche. Questo racconto spiega come un controllo accurato e una scelta adeguata della terapia possano migliorare la sicurezza e la qualità della vita.

Chi è la Signora Clara

La Signora Clara ha 92 anni e soffre di ipertensione arteriosa, cioè una pressione del sangue alta, che però è ben controllata a casa con valori intorno a 120/70 mmHg. Inoltre, ha una fibrillazione atriale permanente, un disturbo del ritmo cardiaco scoperto quando aveva 88 anni.

La sua terapia e il problema emerso

Per curare queste condizioni, Clara assumeva a casa diversi farmaci:

  • Clortalidone 25 mg, una compressa al giorno;
  • Carvedilolo 6,25 mg, mezza compressa al mattino e mezza alla sera;
  • Fosinopril 20 mg, una compressa al giorno;
  • Warfarin 5 mg, un anticoagulante per prevenire i coaguli di sangue, secondo uno schema specifico.

Da circa due anni la Signora Clara è seguita presso un centro medico per controllare la sua terapia anticoagulante orale (TAO). Nell’ultimo anno, però, si è notato un peggioramento nel controllo di questa terapia, con un valore chiamato TTR (tempo nel range terapeutico) pari al 48%, mentre il valore ideale è superiore al 70%. Questo significa che il suo sangue non era sempre nella giusta condizione per evitare coaguli o sanguinamenti.

La paziente ha detto di non aver avuto sanguinamenti o ricoveri, ma ha riferito difficoltà a spezzare correttamente le compresse di Warfarin quando doveva prenderne una frazione. Vive da sola, aiutata solo dalla nipote e da una vicina. Il suo peso è di 66 kg e l’indice di massa corporea è di 25.8, un valore nella norma.

Valutazione del rischio e nuovi esami

Per capire meglio il suo rischio di problemi legati alla fibrillazione atriale, è stato calcolato il punteggio CHA2DS2-VASc, che serve a stimare il rischio di trombi e ictus. Clara aveva un punteggio di 4, che indica un rischio elevato. Il punteggio HASBLED, che valuta il rischio di sanguinamento, era 2, un valore moderato.

Gli esami del sangue hanno confermato che il controllo della terapia anticoagulante non era ottimale e hanno mostrato anche un segno di scompenso cardiaco non ancora diagnosticato, cioè una difficoltà del cuore a pompare bene il sangue. Questo è stato confermato da un’ecografia al cuore. Il punteggio di rischio tromboembolico è quindi salito a 5, aumentando ulteriormente il rischio di coaguli.

Fattori da considerare per cambiare la terapia

Per decidere come modificare la terapia anticoagulante, sono stati presi in considerazione diversi aspetti:

  • Insufficienza renale (funzione dei reni ridotta);
  • Scompenso cardiaco;
  • Basso TTR, cioè scarso controllo della terapia attuale;
  • Fragilità della paziente e presenza limitata di aiuto da parte di familiari o caregiver;
  • Età avanzata.

La nuova terapia con anticoagulanti orali diretti (DOAC)

Si è deciso di sostituire il Warfarin con un farmaco più moderno chiamato Edoxaban, che appartiene alla categoria dei DOAC (anticoagulanti orali diretti). Questi farmaci hanno dimostrato di essere altrettanto efficaci ma più sicuri, soprattutto per chi ha difficoltà a mantenere un buon controllo della terapia con Warfarin.

In particolare, studi hanno mostrato che Edoxaban riduce il rischio di ictus causati da sanguinamenti, emorragie maggiori, emorragie nel cervello e sanguinamenti fatali, soprattutto nelle persone anziane sopra i 75 anni.

Per la Signora Clara è stata scelta una dose ridotta, adatta alla sua età e alla funzione renale, e una somministrazione semplice, una compressa al giorno, per facilitare l’assunzione.

La nuova terapia prescritta

  • Edoxaban 30 mg, una compressa al giorno;
  • Furosemide 25 mg, una compressa al giorno (per aiutare a ridurre il liquido in eccesso dovuto allo scompenso cardiaco);
  • Carvedilolo 6,25 mg, mezza compressa al mattino e mezza alla sera;
  • Fosinopril 20 mg, una compressa al giorno.

In conclusione

Questo caso mostra quanto sia importante valutare con attenzione la salute degli anziani, considerando non solo le malattie conosciute ma anche altri aspetti come la funzione renale, lo stato del cuore, la capacità di seguire la terapia e il supporto sociale.

La Signora Clara, che sembrava avere solo ipertensione, in realtà aveva un rischio elevato di problemi gravi, individuato grazie a una valutazione completa. L’uso di anticoagulanti orali diretti come Edoxaban, con una somministrazione semplice e un buon profilo di sicurezza, può migliorare l’aderenza alla terapia e la protezione contro ictus e sanguinamenti nelle persone anziane.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Daniele Pastori

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