Il Congresso SIIA in modalità virtuale
Tra l'1 e il 3 ottobre 2020, il XXXVII Congresso Nazionale della SIIA si è tenuto a Bologna con una formula mista: pochi partecipanti in presenza e molte persone collegate online. Questo ha permesso di raggiungere oltre 600 collegamenti al giorno, mantenendo viva l'interazione tipica dell'evento.
Focus sulle complicanze cardiovascolari del COVID-19
Durante il congresso sono stati presentati studi importanti sul legame tra ipertensione e COVID-19. In particolare:
- Uno studio su 1591 pazienti ricoverati per COVID-19 in 26 ospedali italiani ha mostrato che la presenza di ipertensione nei pazienti era simile a quella prevista nella popolazione generale.
- L'ipertensione non è risultata un fattore che peggiora la prognosi del COVID-19 quando si considerano altri fattori di rischio.
- I farmaci per l'ipertensione, come gli ACE inibitori e gli antagonisti dei recettori dell'angiotensina II (ARB), non aumentano il rischio di contrarre il virus o di avere forme gravi della malattia.
- Questi risultati confermano l'importanza di continuare le terapie cardioprotettive anche durante la pandemia.
Ruolo delle statine
Le statine, farmaci usati per controllare il colesterolo, non devono essere sospese durante l'infezione da SARS-CoV-2. Anzi, potrebbero avere effetti positivi nei pazienti con COVID-19.
Nuove linee guida e approfondimenti
Il congresso ha dedicato spazio anche alle nuove linee guida sull'ipertensione, con dibattiti vivaci tra esperti. Inoltre, si è parlato molto del ruolo dell'acido urico nelle malattie cardiovascolari.
Studio URRAH sull'acido urico
Lo studio URRAH, condotto su oltre 22.000 persone con un follow-up di circa 11 anni, ha evidenziato che:
- I livelli di acido urico associati a un aumento del rischio cardiovascolare sono più bassi rispetto a quelli usati finora per definire l'iperuricemia (livello alto di acido urico nel sangue).
- Un valore di acido urico di circa 5,6 mg/dL è il limite ottimale per il rischio di malattie cardiovascolari, mentre 4,7 mg/dL è il limite per il rischio di mortalità generale.
- Aggiungere il valore dell'acido urico ai sistemi di valutazione del rischio migliora la capacità di prevedere eventi cardiovascolari e mortalità.
Acido urico e scompenso cardiaco
Un'altra analisi ha mostrato che livelli di acido urico sopra 5,34 mg/dL aumentano il rischio di scompenso cardiaco, una condizione in cui il cuore non pompa sangue in modo efficace. Questo rischio è indipendente da altri fattori, sottolineando l'importanza di misurare l'acido urico nella pratica clinica.
Acido urico, danno renale e rischio cardiovascolare
Anche in presenza di problemi renali, l'iperuricemia rimane un fattore importante di rischio per eventi cardiovascolari. Nei pazienti con ridotta funzione renale, è preferibile utilizzare valori più alti per definire l'iperuricemia.
Altri temi trattati
- Gestione del paziente con più fattori di rischio e riduzione del rischio residuo.
- Malattia di Fabry, una condizione genetica rara.
- Relazione tra alterazioni del ritmo sonno-veglia e malattie cardiovascolari.
- Trattamento dell'ipertensione resistente e nuove opportunità come la denervazione renale, una tecnica innovativa.
- Importante contributo dei giovani ricercatori con oltre 200 lavori presentati e una sessione dedicata alla discussione di casi clinici.
In conclusione
Il Congresso SIIA ha dimostrato come la ricerca scientifica e l'attività clinica possano procedere insieme per migliorare la comprensione e la gestione dell'ipertensione e delle sue complicanze, anche in un periodo difficile come quello della pandemia. I dati presentati confermano l'importanza di continuare le terapie cardioprotettive e di considerare nuovi fattori di rischio come l'acido urico per una valutazione più precisa della salute cardiovascolare.