Che cosa è successo alla paziente
La paziente è una donna di 69 anni con una storia di pressione alta, sovrappeso e colesterolo alto, che assumeva farmaci per queste condizioni. Aveva anche avuto episodi di "palpitazioni", cioè battiti cardiaci irregolari, per cui prendeva un farmaco chiamato propafenone.
Una mattina, al risveglio, ha improvvisamente avuto difficoltà a parlare (afasia) e debolezza agli arti di destra. È stata portata in ospedale dove è stato attivato il "codice ictus" per un intervento rapido.
Diagnosi e primi accertamenti
All'arrivo, la paziente era sveglia ma non collaborava bene. L'esame neurologico ha mostrato un deficit importante, con un punteggio di 15 sulla scala NIHSS, che misura la gravità dell'ictus. La TAC cerebrale ha evidenziato un'area di danno nel lato sinistro del cervello, nel territorio dell'arteria cerebrale media.
Poiché l'ictus era già in atto da tempo e la lesione era evidente, non è stato possibile usare terapie per riaprire l'arteria bloccata (riperfusione). È stata quindi iniziata una terapia conservativa con aspirina (ASA) per prevenire ulteriori danni, e la paziente è stata monitorata in una unità specializzata (Stroke Unit).
Decorso durante la degenza
- La paziente ha mostrato un lieve miglioramento del linguaggio e un miglioramento parziale della forza muscolare, anche se la debolezza agli arti di destra è rimasta significativa.
- Gli esami del sangue e la funzione renale erano nella norma.
- Durante il ricovero sono stati registrati diversi episodi di fibrillazione atriale parossistica, cioè aritmie cardiache intermittenti.
- L'ecocardiogramma ha evidenziato una cardiopatia legata alla pressione alta e una dilatazione delle due camere superiori del cuore (atri).
Terapia e indicazioni dopo la fase acuta
La paziente è stata dimessa per iniziare un percorso di riabilitazione motoria. Dopo 7 giorni dall'ictus, è stata prescritta una terapia anticoagulante orale con Dabigatran 150 mg due volte al giorno. Questa scelta è basata sulle linee guida internazionali e su studi scientifici che mostrano come questo farmaco riduca il rischio di nuovi ictus e di sanguinamenti cerebrali rispetto ad altri trattamenti.
Il momento in cui iniziare l'anticoagulante è importante e si decide in base alla gravità dell'ictus e al rischio di sanguinamento, valutati con la scala NIHSS e con la TAC di controllo. Nel caso della paziente, dopo 7 giorni il rischio era considerato accettabile per iniziare la terapia.
In conclusione
Questo caso mostra come un ictus ischemico può essere causato da una fibrillazione atriale non diagnosticata prima. La diagnosi tempestiva e il monitoraggio in una Stroke Unit sono fondamentali per gestire la fase acuta e scegliere la terapia più adatta per prevenire nuovi eventi. L'anticoagulante Dabigatran è stato scelto per la sua efficacia e sicurezza, con un antidoto disponibile in caso di necessità.