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Articolo per pazienti Pubblicato: 27/01/2021 Lettura: ~3 min

Ictus ischemico in paziente con fibrillazione atriale non nota

Fonte
Paola Santalucia, UO Neurologia-Stroke Unit, Ospedale San Giuseppe-Gruppo Multimedica, Milano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Paola Santalucia Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1117 Sezione: 34

Introduzione

Questo testo descrive il caso di una donna di 69 anni che ha avuto un ictus ischemico, cioè un danno al cervello causato da un'ostruzione del flusso sanguigno. Durante il ricovero, è stata scoperta una fibrillazione atriale, un tipo di aritmia cardiaca che può causare questo tipo di ictus. Viene spiegato come è stata gestita la sua situazione e quali terapie sono state scelte per prevenire nuovi eventi.

Che cosa è successo alla paziente

La paziente è una donna di 69 anni con una storia di pressione alta, sovrappeso e colesterolo alto, che assumeva farmaci per queste condizioni. Aveva anche avuto episodi di "palpitazioni", cioè battiti cardiaci irregolari, per cui prendeva un farmaco chiamato propafenone.

Una mattina, al risveglio, ha improvvisamente avuto difficoltà a parlare (afasia) e debolezza agli arti di destra. È stata portata in ospedale dove è stato attivato il "codice ictus" per un intervento rapido.

Diagnosi e primi accertamenti

All'arrivo, la paziente era sveglia ma non collaborava bene. L'esame neurologico ha mostrato un deficit importante, con un punteggio di 15 sulla scala NIHSS, che misura la gravità dell'ictus. La TAC cerebrale ha evidenziato un'area di danno nel lato sinistro del cervello, nel territorio dell'arteria cerebrale media.

Poiché l'ictus era già in atto da tempo e la lesione era evidente, non è stato possibile usare terapie per riaprire l'arteria bloccata (riperfusione). È stata quindi iniziata una terapia conservativa con aspirina (ASA) per prevenire ulteriori danni, e la paziente è stata monitorata in una unità specializzata (Stroke Unit).

Decorso durante la degenza

  • La paziente ha mostrato un lieve miglioramento del linguaggio e un miglioramento parziale della forza muscolare, anche se la debolezza agli arti di destra è rimasta significativa.
  • Gli esami del sangue e la funzione renale erano nella norma.
  • Durante il ricovero sono stati registrati diversi episodi di fibrillazione atriale parossistica, cioè aritmie cardiache intermittenti.
  • L'ecocardiogramma ha evidenziato una cardiopatia legata alla pressione alta e una dilatazione delle due camere superiori del cuore (atri).

Terapia e indicazioni dopo la fase acuta

La paziente è stata dimessa per iniziare un percorso di riabilitazione motoria. Dopo 7 giorni dall'ictus, è stata prescritta una terapia anticoagulante orale con Dabigatran 150 mg due volte al giorno. Questa scelta è basata sulle linee guida internazionali e su studi scientifici che mostrano come questo farmaco riduca il rischio di nuovi ictus e di sanguinamenti cerebrali rispetto ad altri trattamenti.

Il momento in cui iniziare l'anticoagulante è importante e si decide in base alla gravità dell'ictus e al rischio di sanguinamento, valutati con la scala NIHSS e con la TAC di controllo. Nel caso della paziente, dopo 7 giorni il rischio era considerato accettabile per iniziare la terapia.

In conclusione

Questo caso mostra come un ictus ischemico può essere causato da una fibrillazione atriale non diagnosticata prima. La diagnosi tempestiva e il monitoraggio in una Stroke Unit sono fondamentali per gestire la fase acuta e scegliere la terapia più adatta per prevenire nuovi eventi. L'anticoagulante Dabigatran è stato scelto per la sua efficacia e sicurezza, con un antidoto disponibile in caso di necessità.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Paola Santalucia

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