Che cosa è stato studiato
Una revisione ha raccolto e analizzato molti studi clinici pubblicati tra il 1980 e il 2017, riguardanti la prognosi, cioè l'evoluzione della malattia, in persone con scompenso cardiaco acuto. In totale, sono stati considerati 285 studi che hanno coinvolto circa 15 milioni di pazienti.
Risultati principali
- La mortalità, cioè il numero di persone che sono decedute per qualsiasi causa, è diminuita nel tempo sia a 30 giorni che a 1 anno dopo l'episodio di scompenso cardiaco.
- Il numero di persone che sono state ricoverate nuovamente in ospedale (riospedalizzazione) entro 30 giorni e 1 anno è rimasto invece quasi uguale nel tempo.
Fattori associati al miglioramento della sopravvivenza
La riduzione della mortalità a 1 anno è stata collegata all'aumento nell'uso di due tipi di farmaci:
- Beta-bloccanti: farmaci che aiutano il cuore a lavorare meglio rallentando il battito cardiaco e riducendo lo sforzo.
- Antagonisti del sistema renina-angiotensina-aldosterone: farmaci che aiutano a controllare la pressione sanguigna e riducono il carico sul cuore.
Questi trattamenti, chiamati terapia di antagonismo neuro-ormonale, sono importanti per migliorare la prognosi dopo un ricovero per scompenso cardiaco.
In conclusione
Negli ultimi 40 anni, la sopravvivenza delle persone con scompenso cardiaco acuto è migliorata grazie a una maggiore diffusione di terapie efficaci come i beta-bloccanti e gli antagonisti del sistema renina-angiotensina-aldosterone. Tuttavia, il rischio di dover tornare in ospedale rimane stabile, sottolineando l'importanza di un trattamento continuo e attento.