CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 17/05/2021 Lettura: ~2 min

Sacubitril/valsartan non migliora la prognosi dopo infarto miocardico recente

Fonte
Risultati presentati al congresso 2021 dell'American College of Cardiology (ACC).

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Alberto Aimo Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1267 Sezione: 77

Introduzione

Uno studio recente ha valutato l'efficacia del farmaco sacubitril/valsartan in pazienti che hanno avuto un infarto al cuore da poco tempo. I risultati mostrano che questo trattamento non migliora significativamente la sopravvivenza o riduce le ospedalizzazioni per problemi cardiaci in questi pazienti ad alto rischio. È importante conoscere questi dati per capire meglio le opzioni di cura disponibili.

Che cosa è stato studiato

Lo studio chiamato PARADISE-MI ha confrontato due farmaci usati per curare lo scompenso cardiaco, una condizione in cui il cuore non pompa bene il sangue. I pazienti inclusi avevano avuto un infarto al cuore entro i 7 giorni precedenti e presentavano un rischio elevato di sviluppare scompenso, identificato da una ridotta capacità del cuore di pompare il sangue (frazione di eiezione ≤40%) o segni di accumulo di liquidi nei polmoni.

Chi ha partecipato allo studio

  • 5661 pazienti con recente infarto miocardico
  • Con almeno uno dei seguenti fattori di rischio: età superiore a 70 anni, ridotta funzione renale, diabete, precedente infarto, fibrillazione atriale, scompenso grave, infarto non trattato con rivascolarizzazione

Come è stato condotto lo studio

I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto sacubitril/valsartan e l'altro enalapril, un farmaco già usato per lo scompenso. Entrambi i trattamenti sono stati seguiti per circa 23 mesi.

Risultati principali

  • Non è stata trovata una differenza significativa tra i due gruppi nella riduzione del rischio di morte per problemi cardiaci o di ricovero per scompenso.
  • Il sacubitril/valsartan non ha migliorato neanche la mortalità cardiovascolare o la necessità di cure per lo scompenso in ambulatorio.
  • Un beneficio è stato osservato solo considerando tutti gli eventi di scompenso, inclusi quelli successivi al primo.
  • Il farmaco è risultato sicuro e ben tollerato dai pazienti.

Considerazioni finali

Negli ultimi venti anni, grazie a trattamenti come la rivascolarizzazione e farmaci come ACE-inibitori o sartani, la mortalità dopo infarto si è ridotta molto. Trovare nuove terapie che migliorino ulteriormente la prognosi è sempre più difficile, ma resta un obiettivo importante per la ricerca medica.

In conclusione

Il sacubitril/valsartan non ha mostrato un miglioramento significativo nella sopravvivenza o nella riduzione degli ospedalizzazioni per scompenso in pazienti con infarto recente ad alto rischio. Tuttavia, il farmaco è sicuro e ben tollerato. La ricerca continua per trovare trattamenti che possano offrire ulteriori benefici ai pazienti dopo un infarto.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Alberto Aimo

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA