Che cosa è stato studiato
Lo studio APAF-CRT ha valutato due tipi di trattamento in pazienti con:
- Fibrillazione atriale permanente (un disturbo del ritmo cardiaco presente da almeno 6 mesi);
- Scompenso cardiaco con almeno un ricovero ospedaliero nell'ultimo anno;
- QRS stretto all'elettrocardiogramma, cioè un segno che normalmente non indica la necessità di una terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT).
I pazienti non potevano essere trattati con ablazione delle vene polmonari o questa procedura non aveva funzionato.
I due trattamenti confrontati
- Ablazione del nodo atrioventricolare più terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT), che aiuta il cuore a battere in modo più coordinato;
- Controllo farmacologico della frequenza cardiaca, cioè l'uso di medicine per regolare la velocità del battito cardiaco.
Risultati principali
Lo studio ha coinvolto 133 pazienti con un'età media di 73 anni, di cui quasi la metà donne. Dopo circa 29 mesi di osservazione, i risultati sono stati:
- Il rischio di morte a 4 anni era stimato al 14% con ablazione e CRT, contro il 41% con il solo trattamento farmacologico.
- La combinazione di morte o ricovero per scompenso cardiaco è stata ridotta del 60% nel gruppo con ablazione e CRT.
Perché questo trattamento funziona
Gli autori spiegano che il beneficio deriva da:
- Controllo stretto della frequenza cardiaca;
- Regolarizzazione del ritmo cardiaco;
- Stimolazione biventricolare, che aiuta il cuore a battere in modo più coordinato, evitando gli effetti negativi di una stimolazione solo del ventricolo destro.
In conclusione
Per pazienti con fibrillazione atriale permanente e scompenso cardiaco, che non possono essere trattati con ablazione delle vene polmonari, la combinazione di ablazione del nodo atrioventricolare e terapia di resincronizzazione cardiaca può ridurre significativamente il rischio di morte e di ricoveri ospedalieri rispetto al solo trattamento farmacologico.