Che cos'è l'ipertensione resistente e come si misura
L'ipertensione resistente è una forma di pressione alta che non si controlla facilmente, anche assumendo più di tre farmaci diversi. Questa condizione è comune in chi ha insufficienza renale cronica, cioè una perdita graduale della funzione dei reni.
Per valutare la pressione arteriosa, si può misurare in ambulatorio (dal medico) oppure con un monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa (ABPM), che registra la pressione per 24 ore durante le attività quotidiane e il sonno.
Lo studio e i suoi risultati
Uno studio ha analizzato 1.186 persone con insufficienza renale cronica. La pressione arteriosa è stata misurata sia in ambulatorio sia con il monitoraggio continuo. L'ipertensione resistente è stata definita usando questi dati e la terapia con più di tre farmaci.
Tra i 475 partecipanti con ipertensione resistente confermata dal monitoraggio continuo, il 91,6% aveva conferma di questa condizione anche con il monitoraggio ambulatoriale.
Rischi associati
I partecipanti con ipertensione resistente avevano tassi più alti di:
- malattie cardiovascolari (problemi al cuore e ai vasi sanguigni),
- peggioramento della funzione renale,
- mortalità (rischio di morte).
Tuttavia, dopo aver considerato altri fattori che possono influenzare i risultati, questi rischi non risultavano significativamente più alti rispetto a chi non aveva ipertensione resistente.
Cosa significa questo per i pazienti
Il monitoraggio continuo della pressione arteriosa è utile per identificare chi ha ipertensione resistente e quindi un rischio più alto di problemi di salute. Anche se questa condizione non è risultata indipendentemente legata a un aumento significativo degli eventi negativi, permette comunque di individuare persone che potrebbero aver bisogno di un'attenzione particolare.
In conclusione
Il monitoraggio della pressione arteriosa per 24 ore aiuta a confermare la presenza di ipertensione resistente nelle persone con insufficienza renale cronica. Questo strumento è importante perché identifica chi ha un rischio maggiore di problemi cardiaci, renali e di mortalità, anche se il legame diretto con questi eventi non è sempre statisticamente certo.