Che cos'è l'empagliflozina e come agisce
L'empagliflozina fa parte di una classe di farmaci chiamati inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2). Questi farmaci sono stati inizialmente usati per il diabete, ma si è scoperto che aiutano anche il cuore, riducendo il rischio di problemi gravi legati allo scompenso cardiaco.
Lo studio EMPEROR-PRESERVED
Uno studio recente ha coinvolto quasi 6.000 pazienti con scompenso cardiaco di grado moderato o grave (classi II-IV) e con frazione d'eiezione superiore al 40%, cioè conservata. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto empagliflozina (10 mg al giorno) e l'altro un placebo, cioè una pillola senza principio attivo, oltre alle cure abituali.
Obiettivo dello studio
Si è valutato se l'empagliflozina potesse ridurre il rischio di:
- morte per problemi cardiaci
- ricoveri in ospedale per insufficienza cardiaca
Risultati principali
Dopo circa 2 anni e mezzo di osservazione:
- Il gruppo che ha preso empagliflozina ha avuto meno eventi gravi (13,8%) rispetto a chi ha preso placebo (17,1%).
- La riduzione del rischio era soprattutto dovuta a un minor numero di ricoveri per insufficienza cardiaca.
- Il beneficio si è visto sia nei pazienti con diabete sia in quelli senza.
- Il numero totale di ricoveri per problemi cardiaci è stato più basso nel gruppo con empagliflozina.
Effetti collaterali
Chi ha assunto empagliflozina ha avuto più spesso:
- infezioni semplici del tratto genitale e urinario
- pressione sanguigna bassa (ipotensione)
In conclusione
Empagliflozina ha dimostrato di ridurre il rischio di morte o di ricovero per problemi cardiaci in persone con scompenso cardiaco e frazione d'eiezione conservata. Questo beneficio è stato osservato sia in chi ha il diabete sia in chi non ce l'ha. Alcuni effetti collaterali sono più frequenti, ma in generale il farmaco rappresenta una nuova possibilità per migliorare la gestione di questa condizione.