Che cos'è la fibrillazione atriale e il rischio di ictus
La fibrillazione atriale non valvolare (FANV) è un disturbo del ritmo cardiaco molto comune, soprattutto negli anziani. Questa condizione può causare la formazione di coaguli nel cuore, che possono poi spostarsi al cervello e provocare un ictus cardioembolico.
I pazienti con FANV che hanno già avuto un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA), cioè un episodio simile a un ictus ma temporaneo, hanno un rischio più alto di avere un nuovo evento ischemico. Questo rischio può arrivare fino al 9% all'anno, anche se assumono farmaci anticoagulanti.
Dabigatran e altri anticoagulanti orali diretti (DOAC)
Per prevenire nuovi ictus, si usano spesso gli anticoagulanti orali diretti (DOAC), come dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban. Questi farmaci sono stati confrontati con il warfarin, un anticoagulante tradizionale, in grandi studi clinici chiamati ARISTOTLE, RE-LY, ROCKET-AF e ENGAGE-AF.
Lo studio RE-LY ha coinvolto oltre 18.000 pazienti con FANV, di cui circa il 20% aveva già avuto un ictus o un TIA. In questo studio, il dabigatran è stato somministrato a due dosi diverse (110 mg e 150 mg due volte al giorno) e confrontato con il warfarin.
Risultati principali dello studio RE-LY
- Il rischio di nuovi eventi cardioembolici era leggermente più basso con dabigatran rispetto a warfarin: 2,32% all'anno con 110 mg, 2,07% con 150 mg, contro 2,78% con warfarin.
- Il rischio di sanguinamenti maggiori era inferiore con dabigatran 110 mg (2,74% all'anno) rispetto a warfarin (4%), mentre con dabigatran 150 mg era simile a warfarin (4,15%).
Confronto tra i diversi DOAC
Non esistono studi diretti che confrontino tra loro i diversi DOAC, ma analisi indirette suggeriscono che:
- Apixaban e dabigatran 150 mg hanno un'efficacia simile a rivaroxaban.
- Apixaban potrebbe avere un rischio più basso di infarto rispetto a dabigatran 150 mg.
- Dabigatran 110 mg sembra associato a meno ictus emorragici, meno morti per cause vascolari e meno sanguinamenti gravi rispetto a rivaroxaban.
Indicazioni pratiche per i pazienti
Se un paziente con FANV ha un nuovo ictus nonostante la terapia anticoagulante, è importante:
- Verificare che il paziente stia assumendo correttamente il farmaco (aderenza alla terapia).
- Controllare che la dose prescritta sia adeguata, perché a volte si usa una dose troppo bassa per paura di sanguinamenti, senza motivi validi.
- Escludere altre cause di ictus, come problemi alle arterie o caratteristiche particolari del cuore che aumentano il rischio di coaguli.
Inoltre, dopo un ictus, è fondamentale decidere quando iniziare o riprendere l'anticoagulante per evitare sia nuovi ictus sia sanguinamenti nel cervello. Questo equilibrio va valutato con attenzione, spesso in collaborazione con neurologi e neurochirurghi.
I DOAC, tra cui il dabigatran, sono spesso preferiti al warfarin per un minore rischio di sanguinamenti cerebrali. Inoltre, dabigatran ha un antidoto specifico (idarucizumab) che può essere utile in caso di emergenza.
In conclusione
Il dabigatran è un anticoagulante efficace e sicuro per prevenire nuovi ictus in pazienti con fibrillazione atriale che hanno già avuto un ictus o un TIA. La scelta della dose e il controllo dell'aderenza alla terapia sono fondamentali per ottenere i migliori risultati. La collaborazione tra specialisti aiuta a gestire al meglio il trattamento, bilanciando i benefici e i rischi.