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Articolo per pazienti Pubblicato: 19/11/2021 Lettura: ~3 min

Dabigatran nei pazienti con precedente ictus cardioembolico: perché si usa

Fonte
Connolly SJ, et al. Dabigatran versus warfarin in patients with atrial fibrillation. N Engl J Med 2009;361:1139–1151; Diener HC, et al. Dabigatran compared with warfarin in patients with atrial fibrillation and previous transient ischaemic attack or stroke: a subgroup analysis of the RE-LY trial. Lancet Neurol 2010;9:1157–1163; Rasmussen LH, et al. Primary and secondary prevention with new oral anticoagulant drugs for stroke prevention in atrial fibrillation: indirect comparison analysis. BMJ 2012;345:e7097; Steinberg BA, et al. Off-label dosing of non-vitamin K antagonist oral anticoagulants and adverse outcomes: the ORBIT-AF II registry. J Am Coll Cardiol 2016;68:2597–2604; Godino C et al. Inappropriate dose of nonvitamin-K antagonist oral anticoagulants: prevalence and impact on clinical outcome in patients with nonvalvular atrial fibrillation. J Cardiovasc Med (Hagerstown). 2020 Oct;21(10):751-758.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cosmo Godino Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Introduzione

La fibrillazione atriale è una condizione che può aumentare il rischio di ictus causati da coaguli nel cuore. Questo rischio è ancora più alto se la persona ha già avuto un ictus in passato. In questi casi, è importante usare farmaci che aiutino a prevenire nuovi ictus, bilanciando l'efficacia con la sicurezza. Tra questi farmaci c'è il dabigatran, un anticoagulante orale diretto che può essere una scelta valida per molti pazienti.

Che cos'è la fibrillazione atriale e il rischio di ictus

La fibrillazione atriale non valvolare (FANV) è un disturbo del ritmo cardiaco molto comune, soprattutto negli anziani. Questa condizione può causare la formazione di coaguli nel cuore, che possono poi spostarsi al cervello e provocare un ictus cardioembolico.

I pazienti con FANV che hanno già avuto un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA), cioè un episodio simile a un ictus ma temporaneo, hanno un rischio più alto di avere un nuovo evento ischemico. Questo rischio può arrivare fino al 9% all'anno, anche se assumono farmaci anticoagulanti.

Dabigatran e altri anticoagulanti orali diretti (DOAC)

Per prevenire nuovi ictus, si usano spesso gli anticoagulanti orali diretti (DOAC), come dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban. Questi farmaci sono stati confrontati con il warfarin, un anticoagulante tradizionale, in grandi studi clinici chiamati ARISTOTLE, RE-LY, ROCKET-AF e ENGAGE-AF.

Lo studio RE-LY ha coinvolto oltre 18.000 pazienti con FANV, di cui circa il 20% aveva già avuto un ictus o un TIA. In questo studio, il dabigatran è stato somministrato a due dosi diverse (110 mg e 150 mg due volte al giorno) e confrontato con il warfarin.

Risultati principali dello studio RE-LY

  • Il rischio di nuovi eventi cardioembolici era leggermente più basso con dabigatran rispetto a warfarin: 2,32% all'anno con 110 mg, 2,07% con 150 mg, contro 2,78% con warfarin.
  • Il rischio di sanguinamenti maggiori era inferiore con dabigatran 110 mg (2,74% all'anno) rispetto a warfarin (4%), mentre con dabigatran 150 mg era simile a warfarin (4,15%).

Confronto tra i diversi DOAC

Non esistono studi diretti che confrontino tra loro i diversi DOAC, ma analisi indirette suggeriscono che:

  • Apixaban e dabigatran 150 mg hanno un'efficacia simile a rivaroxaban.
  • Apixaban potrebbe avere un rischio più basso di infarto rispetto a dabigatran 150 mg.
  • Dabigatran 110 mg sembra associato a meno ictus emorragici, meno morti per cause vascolari e meno sanguinamenti gravi rispetto a rivaroxaban.

Indicazioni pratiche per i pazienti

Se un paziente con FANV ha un nuovo ictus nonostante la terapia anticoagulante, è importante:

  • Verificare che il paziente stia assumendo correttamente il farmaco (aderenza alla terapia).
  • Controllare che la dose prescritta sia adeguata, perché a volte si usa una dose troppo bassa per paura di sanguinamenti, senza motivi validi.
  • Escludere altre cause di ictus, come problemi alle arterie o caratteristiche particolari del cuore che aumentano il rischio di coaguli.

Inoltre, dopo un ictus, è fondamentale decidere quando iniziare o riprendere l'anticoagulante per evitare sia nuovi ictus sia sanguinamenti nel cervello. Questo equilibrio va valutato con attenzione, spesso in collaborazione con neurologi e neurochirurghi.

I DOAC, tra cui il dabigatran, sono spesso preferiti al warfarin per un minore rischio di sanguinamenti cerebrali. Inoltre, dabigatran ha un antidoto specifico (idarucizumab) che può essere utile in caso di emergenza.

In conclusione

Il dabigatran è un anticoagulante efficace e sicuro per prevenire nuovi ictus in pazienti con fibrillazione atriale che hanno già avuto un ictus o un TIA. La scelta della dose e il controllo dell'aderenza alla terapia sono fondamentali per ottenere i migliori risultati. La collaborazione tra specialisti aiuta a gestire al meglio il trattamento, bilanciando i benefici e i rischi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cosmo Godino

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