Che cosa sono i nuovi anticoagulanti orali (NAO)?
I NAO comprendono quattro farmaci: dabigatran, rivaroxaban, apixaban ed edoxaban. Sono usati per prevenire ictus e trombi in persone con fibrillazione atriale non valvolare (FANV). Questi farmaci hanno dimostrato di essere più efficaci e sicuri rispetto al warfarin, un anticoagulante più vecchio.
Dosaggi disponibili e loro differenze
Ogni NAO è disponibile in due dosaggi. Tuttavia, i criteri per scegliere il dosaggio variano tra i farmaci e si basano su studi clinici specifici. In particolare, bisogna distinguere tra:
- Dabigatran, che agisce inibendo la trombina;
- Inibitori del fattore Xa (iXa), cioè rivaroxaban, apixaban ed edoxaban.
Anche se a volte si parla genericamente di "dose maggiore" o "dose minore", in realtà i termini "basso dosaggio" e "dosaggio ridotto" hanno significati diversi e importanti.
Come sono stati studiati i dosaggi nei trial clinici
Studio RE-LY (dabigatran): 18.113 pazienti con FANV sono stati divisi in tre gruppi che hanno ricevuto warfarin, dabigatran 150 mg due volte al giorno (dose piena) o dabigatran 110 mg due volte al giorno (dose bassa). I pazienti erano simili tra loro e non era previsto cambiare dose in base alle caratteristiche individuali. Questo significa che entrambi i dosaggi sono stati studiati in modo indipendente per efficacia e sicurezza.
Studi con iXa (rivaroxaban, apixaban, edoxaban): in questi studi, la dose piena o ridotta veniva scelta in base a criteri clinici specifici, come la funzione renale, il peso o l’uso di altri farmaci. La dose ridotta non era una scelta libera, ma obbligatoria se il paziente aveva certe caratteristiche. Ad esempio:
- Edoxaban (studio ENGAGE-TIMI AF 48): la dose veniva ridotta se il paziente aveva una funzione renale ridotta, peso basso o assumeva farmaci particolari;
- Rivaroxaban (studio ROCKET-AF): la dose veniva ridotta in caso di funzione renale moderatamente ridotta;
- Apixaban (studio ARISTOTLE): la dose veniva ridotta se il paziente aveva almeno due tra queste condizioni: età avanzata, peso basso o creatinina elevata.
In questi studi, i pazienti che ricevevano la dose ridotta erano meno numerosi e avevano caratteristiche cliniche diverse rispetto a quelli con dose piena.
Cosa significa tutto questo per la pratica clinica
- Per dabigatran, la scelta della dose è più flessibile e dipende dal medico che valuta il rischio di ictus e di sanguinamento del paziente. La dose più bassa si chiama "bassa" e non "ridotta" perché non è legata a criteri obbligatori ma a una valutazione clinica;
- Per i fattori Xa (rivaroxaban, apixaban, edoxaban), la dose piena deve essere usata sempre, tranne in casi specifici ben definiti. La dose più bassa si chiama "ridotta" perché è una diminuzione obbligata del dosaggio, basata su caratteristiche precise del paziente;
- È importante evitare di usare la dose ridotta senza motivi validi, perché ciò può aumentare il rischio di trombosi senza ridurre necessariamente il rischio di sanguinamento;
- Alcuni pazienti, come le donne, gli anziani, chi assume molti farmaci o chi ha problemi renali o cognitivi, sono più a rischio di ricevere dosaggi ridotti in modo non corretto.
In conclusione
La distinzione tra basso dosaggio e dosaggio ridotto è importante per un uso sicuro ed efficace dei nuovi anticoagulanti orali. Per dabigatran, il dosaggio più basso è una scelta clinica e si chiama "basso dosaggio". Per gli inibitori del fattore Xa, la dose ridotta è una modifica obbligata in base a criteri specifici e si chiama "dosaggio ridotto". Usare correttamente questi dosaggi aiuta a proteggere i pazienti dal rischio di ictus e di sanguinamenti e a garantire il miglior trattamento possibile.