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Articolo per pazienti Pubblicato: 08/03/2022 Lettura: ~3 min

L’infarcimento emorragico nell’ictus ischemico

Fonte
Arianna Uccellini, Specialista in Cardiologia, Ospedale San Giovanni Battista, Roma; 2020 ESC Guidelines for the diagnosis and management of atrial fibrillation.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Arianna Uccellini Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1218 Sezione: 64

Introduzione

Questo testo racconta la storia di un uomo di 76 anni con diverse condizioni di salute che ha avuto più ictus ischemici e complicazioni legate alla terapia anticoagulante. L'obiettivo è capire quando i rischi della terapia superano i benefici e come scegliere il trattamento più adatto in situazioni complesse.

Il caso clinico

Un uomo di 76 anni, ex fumatore, con Malattia di Fabry (una malattia genetica che colpisce cuore e reni), ipertensione e fibrillazione atriale permanente (un disturbo del ritmo cardiaco), ha avuto diversi eventi ischemici cerebrali (ictus causati da blocchi del flusso sanguigno al cervello).

Il paziente portava un defibrillatore cardiaco impiantabile e assumeva un anticoagulante chiamato apixaban. Nonostante questo, ha avuto un ictus ischemico con trombosi nell’atrio del cuore, per cui la terapia è stata cambiata in warfarin, un altro anticoagulante.

Dopo 9 mesi, ha avuto un nuovo ictus ischemico più esteso, con emorragia nel cervello (infarcimento emorragico), trattato con trombectomia meccanica, una procedura per rimuovere il coagulo. Il warfarin è stato sospeso e sostituito con enoxaparina, un anticoagulante somministrato con iniezioni.

Dopo due settimane, è comparsa una nuova recidiva dell’ictus con aumento dell’area emorragica. È stata aggiunta una terapia antiaggregante (clopidogrel), ma dopo altre due settimane il paziente è stato trasferito in riabilitazione neurologica.

Valutazioni cardiache e neurologiche

Gli esami cardiaci hanno mostrato:

  • Fibrillazione atriale persistente
  • Cuore sinistro ingrandito con ispessimento delle pareti
  • Funzione di pompa del cuore leggermente ridotta (frazione di eiezione 50%)
  • Altri segni di alterazioni strutturali e funzionali del cuore e dei vasi

Le immagini cerebrali (TC) mostravano un’ampia area di danno ischemico ed emorragico stabile nel tempo.

Scelte terapeutiche e riflessioni

La domanda principale era quale terapia anticoagulante fosse più sicura ed efficace per prevenire nuovi ictus, dato il rischio elevato ma anche la presenza di sanguinamenti cerebrali.

Si è deciso di sospendere il clopidogrel, perché le evidenze scientifiche mostrano che i farmaci antiaggreganti non sono efficaci per prevenire l’ictus causato da fibrillazione atriale.

Le linee guida europee del 2020 indicano tre opzioni per pazienti con fibrillazione atriale e rischio di sanguinamento:

  • Riprendere la terapia anticoagulante orale
  • Non iniziare alcuna terapia di prevenzione del coagulo
  • Procedere alla chiusura dell’auricola sinistra (una procedura per ridurre il rischio di coaguli nel cuore)

Dopo un periodo di attesa di quattro settimane dall’ultimo ictus e una TC cerebrale stabile, si è scelto un atteggiamento di osservazione durante il ricovero di due mesi.

Prima della dimissione, considerato l’alto rischio di nuovi ictus, si è deciso di riprendere la terapia anticoagulante orale, escludendo però i farmaci precedenti (apixaban e warfarin) e anche il dabigatran per motivi legati alla modalità di assunzione.

Alla fine è stato scelto l’edoxaban a dose ridotta, adatto all’età e alla funzione renale del paziente, con la raccomandazione di controlli periodici tramite TC cerebrale.

In conclusione

In pazienti con ictus ischemico complicato da emorragia cerebrale e fibrillazione atriale, la scelta della terapia anticoagulante richiede un equilibrio delicato tra prevenzione di nuovi ictus e rischio di sanguinamenti. È importante valutare attentamente ogni caso, seguire le linee guida e monitorare costantemente il paziente per adattare la terapia nel modo più sicuro possibile.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Arianna Uccellini

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