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Articolo per pazienti Pubblicato: 31/03/2022 Lettura: ~3 min

Fibrillazione atriale e cardiomiopatia ipertrofica: scelta dell’anticoagulante nell’anziano

Fonte
Andrea Biagi, Cardiologo, Ospedale Guglielmo da Saliceto (PC). Bibliografia: 1) Maron BJ. J Am Coll Cardiol. 2022; 2) Jan Steffel et al. Europace. 2021; 3) Giugliano RP. N Engl J Med. 2013; 4) De Groot JR. Am Heart J. 2021; 5) De Groot JR. Eur Heart J Cardiovasc Pharmacother. 2021.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andrea Biagi Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1218 Sezione: 64

Introduzione

Questo testo descrive il caso di una donna anziana con cardiomiopatia ipertrofica e fibrillazione atriale, evidenziando l’importanza della scelta del trattamento anticoagulante per prevenire complicanze. Spiegheremo in modo semplice come si è proceduto e quali sono le considerazioni principali per la gestione di questi pazienti.

Che cosa è successo alla paziente

Una donna di 87 anni è stata ricoverata in ospedale a causa di un peggioramento improvviso della sua difficoltà a respirare, accompagnata da un battito cardiaco irregolare. La paziente aveva già diverse condizioni mediche, tra cui ipertensione, colesterolo alto, cardiomiopatia ipertrofica (una malattia del muscolo cardiaco), una valvola aortica un po’ ristretta, problemi ai vasi sanguigni del collo, anemia e una precedente rimozione della tiroide.

Esami e diagnosi

  • All’ingresso, la pressione era bassa (100/60 mmHg) e la saturazione di ossigeno era al 94% senza ossigeno aggiuntivo.
  • L’elettrocardiogramma mostrava fibrillazione atriale con frequenza cardiaca elevata (140 battiti al minuto) e segni di ingrossamento del ventricolo sinistro.
  • All’auscultazione del cuore si sentiva un soffio e nei polmoni erano presenti rumori anomali (crepitazioni).
  • Gli esami del sangue indicavano anemia moderata, una lieve alterazione della funzione renale e valori nella norma per la tiroide.

Trattamento in ospedale

La paziente è stata ricoverata in cardiologia e ha ricevuto:

  • diuretici per ridurre i liquidi in eccesso;
  • ossigeno con maschera;
  • farmaci beta-bloccanti per rallentare il battito cardiaco.

L’ecocardiogramma ha mostrato un ventricolo sinistro con uno spessore molto aumentato della parete (ipertrofia), una funzione di pompa normale e un’ostruzione al passaggio del sangue. L’atrio sinistro, una delle camere del cuore, era dilatato.

Scelta della terapia anticoagulante

Per ridurre il rischio di formazione di coaguli e quindi di ictus, si è deciso di iniziare un anticoagulante orale chiamato edoxaban a dose ridotta, considerando anche la funzione renale della paziente. È stata sospesa l’aspirina (ASA) che prendeva prima.

Controllo del ritmo cardiaco

Dopo aver escluso la presenza di coaguli nel cuore tramite un ecocardiogramma transesofageo (un esame più approfondito), si è effettuata una cardioversione elettrica per riportare il cuore a un ritmo normale. Successivamente è stata iniziata una terapia con amiodarone, un farmaco per mantenere il ritmo regolare.

Follow-up e risultati

La paziente è stata dimessa con una terapia che comprendeva:

  • ramipril;
  • furosemide;
  • atorvastatina;
  • bisoprololo;
  • edoxaban;
  • amiodarone;
  • levotiroxina.

Dopo un anno di controllo, non si sono verificati né eventi ischemici (come ictus) né sanguinamenti importanti.

Commenti e considerazioni

La fibrillazione atriale è l’aritmia più comune nei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica, specialmente negli anziani e in chi ha ostruzione al passaggio del sangue dal ventricolo sinistro. Questi pazienti hanno un alto rischio di sviluppare coaguli che possono causare ictus.

È importante scegliere un anticoagulante che offra una buona protezione contro questi eventi, ma che sia anche sicuro, soprattutto in pazienti anziani con più malattie e terapie in corso.

Anche se gli studi specifici sui nuovi anticoagulanti orali (detti DOAC) in pazienti con cardiomiopatia ipertrofica sono ancora limitati, le linee guida europee ne riconoscono l’uso come alternativa ai farmaci tradizionali.

In particolare, lo studio ENGAGE AF-TIMI 48 ha dimostrato che edoxaban è efficace e più sicuro rispetto al warfarin (un anticoagulante tradizionale) nella prevenzione di eventi legati alla fibrillazione atriale non causata da problemi valvolari.

Inoltre, studi osservazionali hanno confermato che edoxaban è associato a un minor numero di sanguinamenti, soprattutto negli anziani e in chi ha altre malattie.

In conclusione

La fibrillazione atriale è frequente nei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica e aumenta il rischio di ictus. La scelta di un anticoagulante efficace e sicuro è fondamentale, soprattutto negli anziani con più problemi di salute. I nuovi anticoagulanti orali, come edoxaban, rappresentano oggi una valida opzione anche in questa situazione, offrendo protezione e sicurezza basate sulle evidenze disponibili.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andrea Biagi

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