Che cosa significa abbassare le soglie di diagnosi
Le linee guida mediche stabiliscono dei valori di pressione sanguigna (la forza con cui il sangue preme sulle pareti delle arterie) per decidere quando una persona ha l'ipertensione. Attualmente, l'ipertensione è definita generalmente con valori di pressione pari o superiori a 140 mmHg per la pressione massima (sistolica) e 90 mmHg per la minima (diastolica).
Se queste soglie venissero abbassate, ad esempio a 130/80 mmHg o addirittura a 120/70 mmHg, molte più persone verrebbero classificate come ipertese.
Cosa dicono i dati raccolti
Uno studio ha analizzato oltre 4 milioni di misurazioni della pressione in 104 paesi, raccolte tra il 2017 e il 2019. Questi dati mostrano che:
- Abbassare la soglia da 140/90 a 130/80 mmHg aumenterebbe del 72,3% il numero di persone considerate ipertese.
- Abbassare la soglia ancora di più, a 120/70 mmHg, porterebbe a un aumento del 162,6%.
- Questo aumento sarebbe più evidente nei paesi con reddito basso, dove i numeri salirebbero rispettivamente del 95,3% e del 203,9%.
- Nei paesi con reddito alto, l'aumento sarebbe minore ma comunque significativo, con un +71,6% e +167,1%.
Implicazioni pratiche
Abbassare le soglie potrebbe aiutare a individuare prima le persone a rischio, permettendo interventi più precoci per prevenire problemi di salute gravi.
Tuttavia, questo cambiamento potrebbe anche creare sfide importanti per i sistemi sanitari, soprattutto in paesi con risorse limitate, a causa del maggior numero di persone da seguire e curare.
In conclusione
Ridurre i valori usati per definire l'ipertensione porterebbe a un grande aumento del numero di persone considerate ipertese in tutto il mondo. Questo effetto varia molto tra paesi con diverse condizioni economiche. Sebbene possa offrire opportunità per una prevenzione migliore, è importante considerare anche le difficoltà pratiche e sociali che questa scelta comporta.