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Articolo per pazienti Pubblicato: 27/06/2022 Lettura: ~3 min

La terapia antitrombotica nei pazienti con fibrillazione atriale e ipertensione

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Fonte: Congresso ESH 2022.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La fibrillazione atriale è una condizione che può aumentare il rischio di formazione di coaguli nel sangue. Per prevenire questo rischio, si utilizzano farmaci chiamati anticoagulanti. In questo testo spieghiamo come si decide di usare questi farmaci, soprattutto nei pazienti che hanno anche la pressione alta, e perché è importante controllare bene la pressione per evitare complicazioni.

Che cos'è lo score CHA2DS2-VASc

Lo score CHA2DS2-VASc è uno strumento che aiuta i medici a capire quanto è alto il rischio di formazione di coaguli nei pazienti con fibrillazione atriale. Considera diversi fattori come:

  • Insufficienza cardiaca
  • Ipertensione (pressione alta)
  • Età (sopra 75 anni o tra 65 e 74 anni)
  • Diabete
  • Precedenti di ictus o problemi vascolari
  • Sesso femminile

In base al punteggio ottenuto, si decide se iniziare o meno una terapia con anticoagulanti orali (OAC) per prevenire i coaguli.

Quando è consigliata la terapia anticoagulante

Secondo le linee guida europee:

  • Nei pazienti di sesso maschile con un punteggio pari o superiore a 2, la terapia con anticoagulanti è fortemente raccomandata.
  • Per chi ha un punteggio pari a 1, la terapia può essere considerata.

Tra i farmaci anticoagulanti, si preferiscono quelli chiamati anticoagulanti orali diretti (DOAC), come apixaban, dabigatran, edoxaban e rivaroxaban.

Il ruolo dell'ipertensione nella terapia

L'ipertensione arteriosa, cioè la pressione alta, è un fattore molto importante. Non solo aumenta il rischio di formazione di coaguli, ma può anche aumentare il rischio di sanguinamento nei pazienti che assumono anticoagulanti.

In particolare, una pressione sistolica (il numero più alto nella misurazione della pressione) superiore a 160 mmHg è considerata un rischio significativo per sanguinamenti.

Il rischio di sanguinamento e la pressione arteriosa

Uno studio chiamato Bleeding with Antithrombotic Therapy (BAT) ha seguito oltre 4.000 pazienti che assumevano farmaci per prevenire coaguli. Lo studio ha mostrato che un aumento della pressione sistolica di 10 mmHg o più aumenta il rischio di sanguinamenti gravi del 45-47%.

Un altro studio, il Perindopril Protection Against Recurrent Stroke Study (PROGRESS), ha dimostrato che ridurre la pressione sistolica di circa 9-12 mmHg può diminuire il rischio di ictus emorragico (un tipo di sanguinamento nel cervello) fino al 50-76%.

Bilanciare i benefici e i rischi della terapia

La terapia anticoagulante deve trovare un equilibrio tra prevenire i coaguli e non aumentare troppo il rischio di sanguinamenti.

Per questo motivo, si usa un altro strumento chiamato score HAS-BLED, che valuta il rischio di sanguinamento considerando fattori come:

  • Pressione alta
  • Problemi ai reni o al fegato
  • Precedenti di ictus o sanguinamenti
  • Età avanzata
  • Uso di farmaci o alcol

Questo punteggio aiuta i medici a identificare i pazienti con rischio più alto di sanguinamento e a correggere i fattori che si possono modificare, come la pressione arteriosa non controllata.

È importante sottolineare che un punteggio alto non significa automaticamente che si debba interrompere la terapia anticoagulante, ma indica la necessità di un controllo più attento e di interventi per ridurre i rischi.

In conclusione

Nei pazienti con fibrillazione atriale e ipertensione, la terapia anticoagulante è fondamentale per prevenire la formazione di coaguli. Tuttavia, è altrettanto importante monitorare e controllare la pressione arteriosa per ridurre il rischio di sanguinamenti. Gli strumenti come gli score CHA2DS2-VASc e HAS-BLED aiutano i medici a prendere decisioni equilibrate e personalizzate, garantendo la massima sicurezza possibile.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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