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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/10/2025 Lettura: ~2 min

Il test da sforzo cardiopolmonare negli atleti con sospetta cardiomiopatia ipertrofica

Fonte
McHugh et al https://doi.org/10.1093/eurjpc/zwaf177.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/01/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 907 Sezione: 7

Introduzione

Il test da sforzo cardiopolmonare è uno strumento utile per valutare la salute del cuore e dei polmoni durante l'attività fisica. In alcuni atleti, può aiutare a capire se è presente una condizione chiamata cardiomiopatia ipertrofica, una malattia del muscolo cardiaco. Questo testo spiega come il test può differenziare atleti sani da chi ha questa malattia, anche quando i risultati sembrano simili.

Che cos'è il test da sforzo cardiopolmonare (CPET)?

Il CPET è un esame che misura come il cuore e i polmoni lavorano insieme durante l'esercizio fisico. Si valuta, ad esempio, quanto ossigeno il corpo riesce a utilizzare al massimo dello sforzo, chiamato consumo di ossigeno di picco (pVO2).

La cardiomiopatia ipertrofica (HCM) negli atleti

La cardiomiopatia ipertrofica è una malattia in cui il muscolo del cuore diventa più spesso del normale. Questo può rendere più difficile per il cuore pompare il sangue. Negli atleti, questa condizione può essere difficile da riconoscere perché spesso hanno un cuore molto allenato e possono mostrare risultati simili a quelli di chi ha la malattia.

Cosa mostra lo studio sul CPET in atleti con sospetta HCM

Lo studio ha confrontato due gruppi di persone:

  • Atleti sani
  • Persone con HCM ma con un buon livello di forma fisica

Entrambi i gruppi avevano un consumo di ossigeno di picco simile e superiore alla media, il che rendeva difficile distinguere la malattia solo basandosi su questo dato.

Differenze rilevate

Nonostante il consumo di ossigeno simile, chi aveva la cardiomiopatia presentava:

  • Una efficienza ventilatoria peggiore, cioè il modo in cui i polmoni eliminano l'anidride carbonica e assorbono l'ossigeno era meno efficace.
  • Un valore più alto di pendenza VE/VCO2 precoce, che indica una maggiore difficoltà nel controllo della respirazione.
  • Un nadir VE/VCO2 più elevato, cioè un punto critico durante l'esercizio in cui la respirazione è meno efficiente.
  • Una minore quantità di anidride carbonica alla fine dell'espirazione durante la soglia ventilatoria, segno di una respirazione meno ottimale.

Inoltre, chi aveva la cardiomiopatia aveva una probabilità maggiore di mostrare valori anormali di efficienza respiratoria rispetto agli atleti sani.

Perché è importante questo risultato?

Anche se il consumo massimo di ossigeno è simile, la qualità della respirazione e la risposta del corpo durante e dopo lo sforzo possono aiutare a distinguere un atleta sano da uno con cardiomiopatia ipertrofica. Questo rende il CPET uno strumento prezioso per i medici quando la diagnosi non è chiara.

In conclusione

Il test da sforzo cardiopolmonare può andare oltre la semplice misurazione del consumo di ossigeno per aiutare a identificare la cardiomiopatia ipertrofica negli atleti. Valutando l'efficienza della respirazione e altri parametri durante l'esercizio, è possibile riconoscere differenze importanti tra atleti sani e chi ha questa condizione, anche quando i risultati di base sembrano simili.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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