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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/07/2022 Lettura: ~3 min

Vitalità e scompenso cardiaco cronico: quando è utile la rivascolarizzazione?

Fonte
Marini M, Bontempo A. Vitalità e scompenso cardiaco cronico: quando vale la pena rivascolarizzare? AOU Ospedali Riuniti di Ancona. Bibliografia: 1. 2021 ACC/AHA/SCAI Guideline for Coronary Artery Revascularization; 2. 2018 ESC/EACTS Guidelines on myocardial revascularization; 3. N Engl J Med 2009; 360:961-972; 4. Circulation. 2020;142:1725–1735; 5. J Am Coll Cardiol. 2002;39(7); 6. N Engl J Med 2011;364:1617-1625; 7. N Engl J Med 2020;382(15).

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Marco Marini - Alessandro Bontempo Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
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Introduzione

Quando una persona ha uno scompenso cardiaco causato da problemi di circolazione del cuore, è importante valutare con attenzione se è necessario intervenire per migliorare il flusso di sangue al cuore, cioè la rivascolarizzazione. Questa decisione deve essere personalizzata e basata su diversi fattori, per garantire il miglior risultato possibile e la sicurezza del paziente.

Che cosa significa scompenso cardiaco ischemico?

Lo scompenso cardiaco ischemico è una condizione in cui il cuore non funziona bene a causa di una riduzione del flusso di sangue al muscolo cardiaco, spesso dovuta a problemi nelle arterie coronarie che lo nutrono.

Quando si valuta la rivascolarizzazione?

La rivascolarizzazione è un intervento che mira a ripristinare il flusso di sangue al cuore, tramite procedure come il bypass coronarico o l’angioplastica (inserimento di stent). Tuttavia, non sempre è il primo passo da fare. La decisione dipende da diversi elementi:

  • Presenza di sintomi: se il paziente ha dolore al petto (angina) o sintomi simili nonostante la terapia medica, la rivascolarizzazione è indicata.
  • Gravità e posizione delle lesioni coronariche: ad esempio, se è coinvolto il tronco principale dell’arteria coronaria sinistra, la rivascolarizzazione è spesso necessaria.
  • Funzione del cuore: si valuta la frazione di eiezione, cioè quanto bene il cuore pompa il sangue. Se è molto bassa (meno del 35%), la rivascolarizzazione può migliorare la prognosi.
  • Vitalità e ischemia del muscolo cardiaco: si cerca di capire se il tessuto cardiaco è ancora vivo e se soffre per mancanza di sangue, per capire se l’intervento può essere utile.

Come si prende la decisione?

La scelta di procedere con la rivascolarizzazione deve essere personalizzata e spesso richiede una discussione tra diversi specialisti (Heart Team). Si considerano:

  • La complessità delle lesioni nelle arterie coronarie.
  • La funzione del cuore e la presenza di tessuto cardiaco vitale.
  • La sintomatologia del paziente.
  • I rischi legati all’intervento, soprattutto in caso di grave disfunzione cardiaca.

Cosa dicono le ricerche più recenti?

Studi recenti mostrano che, nei pazienti con scompenso cardiaco e disfunzione ventricolare moderata, la rivascolarizzazione può essere utile se c’è una significativa ischemia inducibile. Invece, nei pazienti con funzione cardiaca normale o quasi, i benefici non sono chiari e l’intervento potrebbe non essere necessario se non ci sono sintomi persistenti.

Quando la rivascolarizzazione può non essere utile?

Se il muscolo cardiaco è già danneggiato in modo irreversibile (necrosi) o non presenta ischemia attiva, rivascolarizzare può non portare benefici e potrebbe addirittura essere dannoso. Inoltre, interventi in pazienti con grave disfunzione cardiaca richiedono spesso supporti meccanici che comportano rischi aggiuntivi.

L’importanza di un approccio multidisciplinare

Data la complessità della situazione, è fondamentale valutare ogni caso con un team di specialisti, utilizzando diverse tecniche diagnostiche per capire la reale necessità e utilità della rivascolarizzazione. Anche esami meno comuni, come il test cardiopolmonare, possono aiutare a comprendere meglio la condizione del paziente.

In conclusione

La rivascolarizzazione in pazienti con scompenso cardiaco ischemico non è sempre la prima scelta. La decisione deve basarsi su una valutazione attenta della sintomatologia, della gravità delle lesioni coronariche, della funzione cardiaca e della vitalità del muscolo cardiaco. Un approccio personalizzato e multidisciplinare aiuta a scegliere il trattamento migliore, evitando interventi inutili o potenzialmente dannosi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Marco Marini - Alessandro Bontempo

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