Che cosa sono le gliflozine e come agiscono nello scompenso cardiaco
Le gliflozine, note anche come inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2), sono farmaci che aiutano a ridurre il rischio di peggioramento dello scompenso cardiaco e di morte per problemi cardiaci. Questi benefici erano già stati dimostrati in pazienti con una funzione del cuore ridotta.
Lo studio DELIVER: cosa è stato fatto
Lo studio DELIVER ha coinvolto 6.263 pazienti con scompenso cardiaco cronico e una funzione cardiaca superiore al 40%, quindi con una frazione d’eiezione mediamente ridotta o conservata. I pazienti sono stati divisi casualmente in due gruppi: uno ha ricevuto dapagliflozin (una gliflozina) e l’altro un placebo, entrambi in aggiunta alle terapie abituali.
Risultati principali dello studio
- Durante un periodo di circa 2 anni e mezzo, il gruppo trattato con dapagliflozin ha avuto meno episodi di peggioramento dello scompenso cardiaco che richiedevano ricovero o visite non programmate.
- In particolare, il rischio di riacutizzazione dello scompenso è diminuito del 21% rispetto al gruppo placebo.
- La mortalità per cause cardiache è risultata ridotta del 12%, anche se questa diminuzione non è stata statisticamente significativa.
- I benefici sono stati osservati in tutti i sottogruppi di pazienti, indipendentemente dalla gravità della funzione cardiaca o dalla presenza di diabete.
- Non è stato rilevato un aumento significativo di effetti collaterali nei pazienti trattati con dapagliflozin.
Importanza dei risultati
Questi dati confermano che le gliflozine sono un’opzione terapeutica efficace e sicura anche per pazienti con scompenso cardiaco e funzione cardiaca non gravemente compromessa. Questo amplia le possibilità di cura per molte persone affette da questa condizione.
In conclusione
Lo studio DELIVER ha dimostrato che il farmaco dapagliflozin, appartenente alla famiglia delle gliflozine, può ridurre in modo significativo il rischio di peggioramento dello scompenso cardiaco in pazienti con funzione cardiaca mediamente ridotta o conservata. Questi risultati supportano l’uso di questo trattamento come parte della terapia standard per migliorare la qualità di vita e la prognosi dei pazienti.